Il mondo nel palazzo

“Questa confusione mi fa venire mal di testa!” sbuffò Denise.
Lei e Silvia erano alle prese con chiacchiere e compiti e l’animata discussione tra uomini, in corso nell’appartamento accanto, la disturbava.”
Inizia così Il mondo nel palazzo di Michela Turra, scrittrice e giornalista bolognese, che nel 2010 ha vinto il premio nazionale di letteratura per l’infanzia “Giacomo Giulitto – Città di Bitritto” sezione inediti.

Pubblicato da Einaudi Ragazzi, è ormai esaurito nelle librerie, ma disponibile online e  nelle biblioteche bolognesi. Ne parliamo con l’autrice e ci svela che girando in bicicletta sulle ciclabili fra San Vitale e San Donato, spesso veniva al Pilastro e proprio qui ha avuto l’ispirazione per il suo libro.
“Abitavo in fondo a Massarenti e poichè sono iscritta alla biblioteca Spina e mi piacciono i gelati della baracchina (di via Pirandello ndr), venivo e vengo spesso da queste parti. Il Pilastro mi piace molto, proprio esteticamente, non so come si faccia a dire che è brutto. E’ un polmone verde splendido, con il Parco Arboreto. Una sera mi ero messa a leggere su una panchina ed ho visto uscire da un palazzo dei ragazzini di etnie diverse.”
Da qui, dal casermone di periferia  , con le pareti così sottili che, se stai studiando, non riesci a concentrarti perché i vicini parlano ad alta voce, nasce la storia di un gruppo di ragazzini di seconda generazione. Storie di vita, di amicizia e di primi amori; storie di famiglie che a volte non si capiscono.

Sono circa venti personaggi di etnie differenti: Cina, Marocco, Ucraina, Turchia, Albania, Italia; adulti e adolescenti. Divisioni culturali che per noi pesano tanto, per i ragazzi  hanno un differente fascino: si innamorano, si disamorano e si vivono fino in fondo l’esperienza di emozioni e sentimenti ieri come oggi. Sono storie quotidiane che ripropongono, nel microcosmo di un singolo palazzo, tutte le classiche dinamiche dei migranti: la sospensione tra passato e futuro, l’attaccamento alla cultura di origine e la tentazione del nuovo, l’ansia di accettazione, la diffidenza e l’istintiva curiosità.

Scritto prima della primavera araba e della guerra in Siria, prima della crisi, in una Bologna a bassissimo tasso di disoccupazione, il romanzo ci riporta ad una fase dell’accoglienza in cui l’entusiasmo del padre turco che vuole investire i guadagni della pizzeria a gestione familiare in un ristorante in riva al mare, accompagna lo  scatto di solidarietà dell’intero palazzo verso il vecchio Tair, il rom che abita al 10° piano e che viene picchiato in centro, da un a banda di naziskin. Un clima di desiderio di piantare nuove radici, di cui è interprete in particolare Denise, bravissima a scuola, anche se cresciuta fra Turchia e Germania, saggia e riflessiva nonostante i 13 anni.

Un libro che può aiutare noi italiani del terzo millennio a dare valore alle nostre capacità di accoglienza. Ormai siamo abituati ai 60.000 stranieri che a Bologna vivono con noi, di cui conosciamo momenti di vita e che ci siamo trovati al fianco nei momenti più differenti. Protagonisti non della cronaca nera, ma della nostra quotidianità di tutti i giorni a scuola, al bar, nel negozio, nel parco, al poliambulatorio: questo libro ci invita a conoscere i loro sentimenti e la loro vita.

Testo di Claudia Boattini
foto dal web