Bologna città della seta nel racconto del Prof. Marco Poli

Martedì 6, mentre una pioggia battente infuriava sul Pilastro suggerendo di chiudersi per bene in casa, il Prof. Marco Poli, celebre storico della Fondazione del Monte, ha tenuto al Centro Sociale Pilastro, davanti ad un nutrito uditorio, un’interessantissima conferenza dal titolo “Quando Bologna fu la capitale della seta”, appassionante excursus storico sulla Bologna del ‘200-‘300.

Dall’importanza dell’acqua – patrimonio prezioso oggi come allora, che da bene di sussistenza diventa nel corso del tempo la prima fonte di energia dopo il fuoco e il traino animale – si è passati a parlare della realizzazione dei canali del Savena e del Reno, dei numerosi mulini sparsi in città di proprietà comunale, delle chiaviche, dei chiavicotti che consentivano il regolare smaltimento anche delle acque di scolo, fino all’invenzione del primo filatoio meccanico della seta che oltre a far aumentare la produzione senza l’impiego di risorse umane, ha innalzato vertiginosamente la qualità del prodotto fino a rendere la nostra seta, per quasi quattro secoli, uno degli articoli più ambìti per l’abbigliamento degli aristocratici di tutt’Europa.

Per oltre un’ora e mezza Poli, come è solito fare, ha saputo catturare l’attenzione di tutti i presenti su aspetti poco noti della storia della nostra città, senza trascurare però una serie di riferimenti alla nostra attualità che hanno reso ancora più stimolante l’ascolto.

Prima del saluto finale, sono state particolarmente gradite le parole che il Prof. Poli ha dedicato al Pilastro, realizzazione urbanistica che pur fra i limiti e le carenze del progetto iniziale, ha permesso di offrire a masse di immigrati e stranieri alloggi dignitosi in un’epoca di veloce espansione economica qual è stato il secondo dopoguerra. Ci ha fatto particolarmente piacere sentire dalla voce di un così profondo conoscitore della città, che nella percezione dei bolognesi il Pilastro è riuscito finalmente a scrollarsi di dosso la patina grigiastra del pregiudizio ed oggi marcia a testa alta fra tutte le altre aree di sviluppo di Bologna.

testo e foto di Lino Bertone