Eta Beta: un’impresa sociale nel cuore delle Roveri

L’arte e il saper fare, manipolare, trasformare è vincente per l’inserimento delle persone fragili.

“Accanto ai laboratori artistico – artigianali, da sempre anima dell’Eta Beta, abbiamo gradualmente sviluppato una visione del tutto innovativa d’imprenditorialità sociale: la persona, necessariamente protagonista, è portatrice di una ricchezza di valori dal punto di vista culturale, affettivo ed economico.”

Questa frase compendia la lunga chiacchierata con Joan Crous, l’artista catalano che venticinque anni fa fondò questa cooperativa sociale che utilizza i laboratori artistici ed artigianali per il recupero e il reinserimento di persone fragili.
“Ha un nuovo volto, lo Spazio Battirame, fatto di saperi, con botteghe artigiane, e di sapori, con una cucina attrezzata, dove si lavora la terra e si fanno conferenze, dove si fatica e si festeggia.”

Eta Beta è una cooperativa sociale onlus di tipo misto A e B che nasce nel 1992 sotto forma di Associazione tra artisti impegnati nella ricerca e nella sperimentazione di materiali, con un’attenzione particolare al sociale e all’inserimento delle persone con disturbi mentali. Ha sempre lavorato in rapporto con Ausl Bologna Dipartimento di Salute Mentale, oltre che con i servizi territoriali delle persone impegnate nei loro progetti.
In altro articolo parleremo di Joan Crous come artista, in questo post vorrei darvi l’idea delle molte attività che si svolgono nel Distretto Nord Est ed in particolare nello Spazio Battirame.

Il complesso, costituito da casa colonica, tensostruttura e diversi ettari di terreno, è di proprietà del Comune di Bologna, Quartiere S. Donato S. Vitale. Spazio Battirame è una Casa Zanardi.
Nella grande tensostruttura di circa 1000 mq, Eta Beta ha creato una sorta di smart village, con attività artigianali temporanee, percorsi didattici e dove ospita concerti in occasione di particolari eventi.

Le botteghe artigiane sono il cuore dell’attività terapeutica di Eta Beta in quanto strumento privilegiato dal punto di vista socio-riabilitativo, oltre a rappresentare un importante canale formativo e di inserimento lavorativo.

La casa colonica è stata ristrutturata con grande gusto, con un cospicuo investimento da parte della cooperativa, mantenendo le tipologie  povere di chi ama e pratica il riciclo, mentre una parte degli arredi è prodotta negli atelier, come si può vedere dalle foto qui sotto.

La cucina professionale è stata allestita grazie al contributo di una ditta d’eccellenza quale Electrolux Zanussi e vi si svolgono corsi di formazione e preparazione di eventi, in occasione dei quali si utilizzano i prodotti di EtaBetaBio.
I prodotti dell’orto non utilizzati direttamente sono in vendita al Mercato del Novale di Piazza Carducci ogni domenica dalle 8,30 alle 13,30.
Il progetto Novale ( il novale è un terreno rimesso da poco a coltura ) pensato con partners come Slow Food e Azienda agricola Ca’ de Cesari, si basa sullo slogan “mangiare è un atto agricolo” e sui principi di Buono nei sapori, Pulito nei sistemi di produzione, Giusto e trasparente nei prezzi, Sociale nel rispetto del lavoro e dei lavoratori.

Al nostro arrivo era in corso una riunione operativa con gli atelieristi di CADIAI, alcuni formati da Eta Beta nei mesi scorsi, oggi impegnati nella gestione dell‘Agribottega dei Bambini all’interno di FICO.
Nel depliant che leggiamo nei pochi minuti di attesa, cogliamo questa frase:
“…….Promuove l’utilizzo di materiali naturali seguendo la pedagogia montessoriana, sviluppando un’attenzione specifica ai temi della sostenibilità ambientale.
I materiali utilizzati in Agribottega e nei servizi alla prima infanzia sono realizzati dalla cooperativa sociale Eta Beta, specializzata nella lavorazione del vetro e del legno, di materiali naturali non trattati, attraverso l’impiego di persone socialmente svantaggiate.”

L’attività però di cui Joan Crous parla con più entusiasmo è quella su cui nacque l’Associazione e poi la cooperativa sociale: l’utilizzo delle capacità e competenze artistiche/artigianali per la terapia di reinserimento delle persone con disturbi del comportamento.
Mi accorgo che ovunque appoggio lo sguardo vedo trasformazione del degrado in bellezza, cioè oggetti di ceramica, vetro, legno fatti con scarti o pallets, con disegni e realizzazioni suggestivi e fantasiosi.
Joan mi racconta che recentemente è stato invitato in Giappone, insieme a Giovanna Bubbico la vera animatrice dei progetti di ristorazione e alla ex Primaria dell’AUSL con cui avevano definito il progetto, per illustrare loro l’innovatività delle metodiche utilizzate e i risultati raggiunti nel tempo.
Alcuni anni fa, la Fondazione giapponese Soteria entrò in contatto con Eta Beta per conoscere le metodiche di questa cooperativa sociale per l’inclusione di malati con disturbi mentali. Ne seguirono una serie di stage mensili di pazienti giapponesi nella cucina di Eta Beta, gli scambi e il corso di un anno per quattro persone che oggi sono pronte per l’inserimento in aziende bolognesi, mentre si sta mettendo a regime la buona prassi.

Sono esperienze importanti, poco conosciute se non fra gli operatori, così come la relazione con i servizi educativi pubblici ed associativi del Pilastro, come fornitore o come partner nei progetti in elaborazione nel nostro territorio. Ma Joan non vuole parlare che di realizzazioni, di fatti concreti, per cui non posso parlarvi del pane comune delle Case Zanardi, perchè è solo un’idea, bellissima, ma solo un’idea.
E non posso che trasferirvi la mia impressione: con l’aspetto dell’artista catalano stropicciato e impegnatissimo, ho conosciuto un vero l’imprenditore sociale creativo che investe la vita e il patrimonio in un progetto di bene comune.

Testo di Claudia Boattini
Foto dal sito http://www.etabeta.coop/