Il protagonismo delle donne al centro dell’8 marzo

Al Pilastro la Festa delle donne non è mai stata ricordata in modo celebrativo. Anche quest’anno i vari avvenimenti che sono stati organizzati, più che chiamare alla festa vogliono riflettere sul protagonismo delle donne: Antidoti  la rassegna di Laminarie titolata Femeie ( femmina in rumeno N.d.R. ), la presentazione del libro Gardlén una storia bolognese di Serena Campi alla Biblioteca Spina, e infine la conferenza di Elda Guerra I movimenti delle donne e il ’68 che si terrà alla Biblioteca Spina giovedì 22 marzo ore 20,30.

Elda Guerra, studiosa di Storia Contemporanea, alla fine degli anni ’90 fu chiamata dal Gruppo Donne Pilastro per collaborare al progetto “La radice del Pilastro” per contribuire alla storia del rione. Un progetto complesso di raccolta di testimonianze e storia orale che sfociò nella pubblicazione del volume “Approssimando i ricordi del Pilastro” e di alcuni spettacoli teatrali con la regia di Paolo Billi.
“E’ curioso notare come il femminile lavora sulla memoria nel privato dell’intervista e come il maschile opera pubblicamente! Gli spettacoli costruiti al Pilastro hanno sempre avuto una forte componente femminile, mai manifestata ma conservata dentro.”(Paolo Billi: Approssimando, cit. pag.9).
Parte dall’esperienza del Gruppo Donne Pilastro la mia chiacchierata con Elda Guerra:La nebbia che imbottiva la notte fu lacerata dal sangue di tre ragazzi in divisa. Assassinati. Era il 4 gennaio 1991.
Sgomento, paura, rabbia….
Il bisogno di condividere tutto questo porta Anna, Paola, Natalina, Tiziana, Liliana, Daniela, Rossana, Monica, Tamara, Elisabetta, Angela, Silvia, Enza…ad incontrarsi. Era nato uno spazio.”
Così il Gruppo Donne Pilastro racconta la ricerca di costruire una consapevolezza del proprio abitare in questa periferia.

Elda Guerra inizia il racconto: “Conoscevo Tiziana Sgaravatto già dal movimento del ’68 alla Facoltà di Lettere. Vennero al Centro di Documentazione delle Donne, che allora si trovava in via Galliera 8, dopo il trentennale dalla fondazione del rione, per il progetto dal titolo “La radice del Pilastro” che si basava sulla raccolta di interviste  e storie di vita”.

La finalità era duplice: da una parte raccogliere materiali per gli spettacoli di Paolo Billi e dall’altra di costituire una specie di archivio della memoria sulla storia del Pilastro. Per circa cinque anni si sviluppò un lavoro particolarmente ricco e impegnativo. Si intervistarono le diverse generazioni di donne e anche uomini: nelle tracce molto libere che furono messe a punto per le interviste con la prima “generazione” di insediati, uno dei fuochi d’attenzione fu proprio il momento del trasloco, dell’arrivo. Poi nei colloqui emersero episodi e caratteristiche del vivere insieme e della comunità che si andava aggregando, in cui generi e generazioni diverse facevano emergere differenti percezioni. Non si ebbe timore di raccontare la vita di una comunità partecipe, ma anche la presenza di tossici, lo spaccio, la microcriminalità e la difficile convivenza, pur in presenza di campagne giornalistiche sulla “strage del pilastro”.

Redazione: Cosa fu per te questa esperienza?
Elda Guerra:”Fu un’esperienza per me molto interessante. Non conoscevo nulla della storia di questo luogo e da bolognese abitante del centro storico ne avevo la percezione di un luogo lontano, periferico, con molti problemi sociali . Il lavoro con queste amiche mi portò a visitare la Casa Rossa in cui era la Biblioteca, vedere il verde ed i nuovi insediamenti, a comprendere il sovrapporsi delle generazioni, i loro differenti sguardi, le difficoltà che si erano attraversate ma anche la forza che gli uomini e donne del Pilastro avevano manifestato. Un’immagine nuova alimentata anche dallo spettacolo. Sì, fu anche un’esperienza estetica: la musica, i suoni dello spettacolo di Billi, le parole dette in un certo modo e in una certa forma. Uno spettacolo che nasceva non nella testa del regista o di uno sceneggiatore, non costruito a tavolino, ma che nasceva con la discussione continua, con la partecipazione di tante e tanti.”

Redazione: Nella pubblicazione leggo che “donne eritree, indiane e filippine hanno dato corpo al personaggio di Alcesti, la donna barbara che è ormai la sola capace di sacrificio, unica portratrice di vita in una società che si pietrifica”. Il Gruppo Donne Pilastro fece una scelta consapevole?

Elda Guerra: “Assolutamente sì. Ci tenemmo molto a far emergere le novità: in alcune interviste si parla della mescolanza degli odori, dei profumi delle spezie e dei cibi cucinati in cucine molto lontane da quelle meridionali o delle varie parti d’Italia da cui provenivano le famiglie del Pilastro.
Già a metà degli anni novanta vi era piena consapevolezza del fenomeno migratorio nelle forme che si è attuato recentemente.  In Emilia Romagna avevamo visto chiaramente che si andava formando una società con minoranze forti, con presenze religiose diverse, di varie etnie, con un differente modo di concepire la vita quotidiana.

Redazione: La consideri dunque un’iniziativa multietnica?
Elda Guerra: “Sì. L’idea del Gruppo Donne Pilastro era di costruire relazioni fra donne differenti per generazioni ma anche per provenienze e culture, per costruire insieme un nuova storia e immagine del Pilastro. Volevano decostruire le vecchie immagini e  contribuire ad un nuovo capitolo della storia del Pilastro basato su queste nuove relazioni.”

Le considerazioni di Elda Guerra mi fanno riflettere sull’importanza del contributo che ha dato il Gruppo Donne Pilastro: sono passati  20 anni da quei giorni e quei temi sono i temi dell’oggi.
Oggi al loro lavoro si è aggiunto “Raccogliere storie: Archivio digitale del Pilastro” curato da Bruna Gambarelli nell’ambito di Pilastro2016 in cui sono confluiti gli archivi fotografici di famiglie, parrocchia e Associazioni, oltre ai documenti più significativi di IACP (oggi ACER), Comitato Inquilini ecc.
Sempre grazie allo studio e all’impegno di cittadinanza attiva di una giovane donna del Pilastro, abbiamo a disposizione degli studiosi la tesi di Elena Urbani: “Attraverso il Pilastro: spazio osservato e spazio raccontato. Analisi semiotica del rione bolognese che è stata occasione per un importante convegno di cui sono disponibili gli atti.

Questo blog consente di lasciare commenti: sarebbe bello se le donne che furono e sono protagoniste di queste azioni così importanti ci lasciassero una testimonianza, un parere, una sollecitazione.

Testo di Claudia Boattini
Foto Archivio RCS

Il volume “Approssimando i ricordi del Pilastro. Testimonianze e interviste del progetto “La radice del Pilastro” a cura del Gruppo Donne Pilastro” è in consultazione e in prestito presso la Biblioteca Spina

 

 

 

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