ACER: il Presidente Alberani risponde.

Dal 2017 sono cambiate le regole per l’accesso e la permanenza negli appartamenti di ACER
Agenzia Casa dell'Emilia Romagna.
Per capire cosa succederà abbiamo intervistato il dr. Alessandro Alberani, attuale Presidente di
ACER che si è dimostrato fin da subito molto disponibile a rispondere alle domande della
Redazione e particolarmente interessato ad interagire con i cittadini del Pilastro.
Redazione: A Bologna la riforma regionale ha iniziato a produrre i suoi effetti con aumenti del
canone e nuclei famigliari che dovranno lasciare il loro alloggio per superamento dei limiti di
reddito: come pensate di comportarvi?
Alberani:
La questione non mi lascia indifferente. Certo abbiamo registrato un aumento dei canoni di
locazione ma non in maniera tale da compromettere la tenuta economica dei nuclei che si
collocano nelle fasce più basse: la maggior parte dei nostri assegnatari paga un canone che oscilla
tra i 50 e i 150 euro e l’affitto medio è pari a 148 euro. Abbiamo ricevuto lamentele in forma molto
limitata, segno che le persone hanno compreso che gli aumenti erano necessari per garantire a
tutti una migliore qualità dell’abitare e sempre nuovi servizi. Ricordo che nel corso del 2017 Acer
ha investito circa 21 milioni di euro nella manutenzione degli immobili attingendo in buona parte
ai canoni. Siamo impegnati a rilanciare l’edilizia pubblica ma per fare questo sono necessarie
risorse e tutti devono dare il loro contributo in maniera proporzionale alla loro condizione
economica.
Con il Comune di Bologna stiamo lavorando intensamente affinché le categorie più fragili siano
tutelate, per esempio assegnatari con un disabile o un handicappato grave nel nucleo familiare,
oppure anziani senza rete sociale. Altre ipotesi praticabili sono al vaglio come lo spostamento di
alcuni nuclei che abitano in un alloggio molto grande oppure l’ipotesi di adeguamento del canone
per avvicinarlo ai valore del concertato.
Redazione: Quali soluzioni sono previste per il problema degli alloggi troppo grandi per la
persona che oggi è rimasta sola?
Alberani: Effettivamente, il problema è frequente. Con il “Bando mobilità” si consultano tutti
coloro che abitano in un appartamento sovradimensionato rispetto alle loro attuali esigenze.
Questi inquilini vengono contattati uno per uno, proponendo loro abitazioni di metratura
inferiore. La questione che ci troviamo ad affrontare si può riassumere in questo modo: ci sono
nuclei familiari numerosi a cui non riusciamo a dare un alloggio e persone sole che abitano in
grandi appartamenti. La soluzione non sempre è facile.
Stiamo anche cercando soluzioni innovative sul versante sociale. I bisogni nella nostra società sono
cambiati ed è probabile che sempre di più saremo un città di anziani soli. Nel contesto della
riqualificazione urbana e sociale del comparto di via Gandusio, prevediamo di inserire i nuovi
nuclei famigliari seguendo criteri di mix sociale in modo da avvicinare persone diverse per bisogni
ed età, e facilitando il transfert sociale e affettivo. Su questo punto la collaborazione con il
Comune e con il Quartiere S. Donato – S. Vitale è decisiva e sta portando ottimi risultati.
Redazione: Ma quali sono i vantaggi per chi abita in una casa di tre camere ad andare in una più
piccola?
Alberani: I vantaggi sono molti: ad esempio minori costi per affitto e utenze. Inoltre si può
migliorare, con il cambio alloggio, anche il problema delle barriere architettoniche. Sul tema
generale dell’adattamento dell’ambiente domestico alle esigenze di persone disabili e anziani con
difficoltà motorie stiamo lavorando con una pluralità di interlocutori, tra cui anche l’Ausilioteca e
l’Ufficio del Disability Manager del Comune di Bologna. Ci sono progetti innovativi che ci
piacerebbe realizzare, ma dobbiamo sempre pensare che, purtroppo, le risorse economiche sono
limitate e vanno indirizzate su determinate priorità.

Redazione: Le vendite degli alloggi non potrebbero aiutare a recuperare fondi?
Alberani Le vendite sono minimali rispetto alla consistenza del patrimonio gestito e in ogni caso le
risorse che si ricavano dalle vendite sono utilizzate per migliorare la situazione manutentiva degli
immobili, per cui si tratta di operazioni finalizzate a creare un valore aggiunto per l’edilizia
residenziale pubblica nel suo complesso.
RedazioneCosa accade alle famiglie residenti quando dovete ristrutturare interi fabbricati o comparti?
Alberani:Le famiglie che vi abitano vanno alloggiate provvisoriamente in appartamenti di appoggio per il
periodo relativo alla ristrutturazione, che può durare anche più di un anno!
Terminati i lavori, le famiglie o trovano sistemazioni in altri alloggi o ritornano nei medesimi ma
migliorati di molto!

Testo a di Ingrid Negroni e Susi Realti
Foto Acer e Lino Bertone