La Cucina Popolare di Via Sacco. Non solo cibo….

Cucine popolari di via Sacco, presso il Centro Interculturale Zonarelli di via Sacco 14.
Redazione:”Cosa spinge tante persone  a fare questo volontariato?
Cucine Popolari:
La voglia di  rendersi utili al prossimo, il piacere che dà il lavorare insieme, la riconoscenza che si riceve dagli utenti della mensa. Sono cose preziose che danno un senso alla giornata dei volontari e ripagano dello sforzo e della fatica fatta.In alcuni casi gli utenti stessi si sono sentiti partecipi e coinvolti ed hanno sentito il bisogno di “ricambiare” simbolicamente ciò che ricevevano diventando loro stessi volontari. Avevano ricevuto cibo ed accoglienza e restituivano tempo e lavoro. Un circolo virtuoso!”

Sono le 13,30, anche per oggi  i volontari hanno terminato  il loro compito di nutrire gli altri. Ora si siedono loro, a tavola e consumano il loro pasto conviviale. I locali sono puliti ma soprattutto accoglienti; mobili di risulta che però danno al luogo un tono “familiare”. Quadretti alle pareti, nulla di istituzionale; ci si sente un po’ come “a casa”, non in una mensa.
Ed infatti l’obiettivo delle cucine popolari non è solo ed esclusivamente di fornire pasti, ma anche di integrare e far socializzare.
Per quattro giorni alla settimana (martedì,mercoledì, giovedì e venerdì ) per tutto l’anno, vengono preparati e serviti 50-60 pasti  in molti casi gratuitamente. L’orario di apertura è dalle 12.00 alle 13,15.
I volontari che si occupano di questo servizio-missione- sono tanti e diversi per età e situazione.
Efficenti ed organizzati si occupano di tutto, dal trattare il cibo che ricevono al cucinarlo, dal servirlo ai tavoli agli ospiti fino al rigovernare stoviglie e locali.

La referente della cucina, volontaria che preferisce parlare a nome di tutti, gentilmente ci concede un’ intervista.
Redazione: “Cosa sono le Cucine Popolari di Bologna?”
Cucine Popolari: “La prima cucina popolare di Bologna ha aperto nel 2015 in via del Battiferro, in Bolognina, su iniziativa di Roberto Morgantini . Questa cucina popolare di via Sacco ha iniziato la sua attività nel 2017 e attualmente le cucine popolari operative a Bologna sono 3, via Battiferro, via Sacco e via Berti in zona Porto. E’ prevista inoltre l’apertura , forse nel 2019 di un altro postazione a Villa Paradiso, nel quartiere Savena. Ci si avvicinerà quindi al  sogno-progetto di Morgantini: l’apertura di 6 cucine popolari a Bologna, una per ogni quartiere. Il pubblico non mancherebbe di sicuro!”

Redazione: “Quanti pasti servite ogni giorno ?
Cucine Popolari
: “Solo nella Cucina popolare di Via Sacco prepariamo circa una cinquantina-sessantina  di pasti al giorno, che significa 400-450 pasti la settimana. Pasti completi di primo, secondo, contorno e frutta. Si cerca anche, per quanto possibile, di venire incontro a esigenze alimentari specifiche: bambini o anziani con problemi di dentatura, vegetariani.

Redazione: “Quanti sono i volontari che si alternano in questo servizio ?”
Cucine Popolari
 :”I volontari che ruotano nell’attività di via Sacco sono circa una dozzina. Ogni giorno ci sono 2 o 3 in cucina in cui siamo esclusivamente volontari, mentre per il servizio ai tavoli lavorano anche persone in borsa lavoro. Un modo utile e prezioso di utilizzare questa formula di inserimento lavorativo.

Redazione: “C’è difficoltà a trovare volontari disposti a fare questo lavoro ?
 Cucine Popolari: “No, assolutamente. Di persone disposte a collaborare e lavorare ce ne sono”

Redazione: “Chi sono gli “ospiti”che vengono a mangiare qui in via Sacco?”
Cucine Popolari : “Sono persone in condizioni di criticità, spesso segnalate dal servizio sociale, ma non solo…E poi è importante precisare che  criticità non significa solo povertà….ci sono anche criticità sociali, anziani che vivono soli , persone che non sono in grado di provvedere al proprio cibo in autonomia, persone che talvolta hanno voglia di mangiare in compagnia anziché da soli, scambiando due parole col vicino di tavolo e magari facendo anche amicizia con qualcuno. E’ un bisogno primario quello della socializzazione, ed il pasto è un momento topico per la socializzazione. Mangiare in compagnia può aiutare a combattere solitudine e depressione.
E poi alle nostre cucine può venire chiunque: per le persone bisognose il servizio è gratuito, per gli altri, e ce ne sono, c’è un’offerta libera con un minimo di €. 5. In generale qui vengono persone del quartiere San Donato, in prevalenza italiani.

Redazione: “Come fate a coprire  le spese? Avete dei finanziamenti?
Cucine Popolari
 : “Il Comune concede gratuitamente i locali. Per il resto, bollette ed utenze comprese, provvediamo noi. Il servizio è a costo zero, essendo tutto volontariato, poi ci sono le cene di autofinanziamento.

Redazione: “E per la spesa come fate ?
Cucine Popolari
:”Per il cibo riceviamo gratuitamente molte cose prossime alla scadenza da vari negozi alimentari, in primis la Coop ma non solo. Per esempio c’è un fornitore che peridicamente ci invia salmone. Appena riceviamo questi cibi siamo esperti su come renderne possibile l’utilizzo: o li serviamo subito (per esempio insalata e pane) oppure lo cuciniamo per renderne possibile la conservazione. Insomma uno sforzo collettivo per un utilizzo totale.  Certo , dobbiamo anche acquistare qualcosa, purtroppo la carne per fare un esempio, che inizialmente veniva fornita dalla coop, adesso non ci arriva più.

Redazione: “Ci sono servizi aggiuntivi?
Cucine Popolari:
Be’ c’è una signora che fa i mercatini che settimanalmente porta in regalo vestiti e scarpe. E’ un servizio molto apprezzato, ovviamente.

Risposta :”Cosa spinge tante persone  a fare questo volontariato?
Cucine Popolari:
La voglia di  rendersi utili al prossimo, il piacere che dà il lavorare insieme, la riconoscenza che si riceve dagli utenti della mensa. Sono cose preziose che danno un senso alla giornata dei volontari e ripagano dello sforzo e della fatica fatta.In alcuni casi gli utenti stessi si sono sentiti partecipi e coinvolti ed hanno sentito il bisogno di “ricambiare” simbolicamente ciò che ricevevano diventando loro stessi volontari. Avevano ricevuto cibo ed accoglienza e restituivano tempo e lavoro. Un circolo virtuoso!”

L’intervista ora è terminata; i tavoli sono stati puliti e ogni cosa è stta rigovernata con la massima cura. Concludo dicendo che appare quasi un miracolo: col cibo di risulta, quello che altrimenti andrebbe buttato, si riescano a sfamare 400 -450 bocche alla settimana, solo in questa cucina popolare. Onore a chi, nel silenzio e nell’anonimato contribuisce ogni giorno al compiersi di questo piccolo miracolo.

Invitamo chi può ad andare un giorno a vedere e consumare il proprio pasto là, lasciando ovviamente il proprio contributo.

Intervista di Negroni Ingrid e Lino Bertone

 

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