A che serve un teatro?

Da diversi mesi il Pilastro sta seguendo con preoccupazione le vicende della compagnia Laminarie che da 9 anni gestisce il teatro DOM-La cupola del Pilastro. Laminarie infatti è stata esclusa “a sorpresa” dai contributi ministeriali e regionali previsti per i prossimi tre anni: una decisione che compromette gravemente la continuazione delle sue attività.
Decisione a sorpresa perchè, come si ricava da notizie apparse sulla stampa locale,  il progetto presentato da Laminarie era stato valutato molto positivamente dalla precedente commissione, tanto da ricevere il punteggio più alto in assoluto a livello nazionale nell’ ambito della promozione al pubblico. L’attuale commissione, invece, ha radicalmente ridotto questo punteggio impedendo a Laminarie di accedere a qualsiasi contributo. Non vorremmo che queste decisioni passassero in silenzio.

Interrompere esperienze come quella del DOM significa bloccare la possibilità di continuare a costruire legami e relazioni nel quartiere e oltre il quartiere in cui opera; significa frenare e sospendere gli incontri e gli scambi con artisti e studiosi che concepiscono le arti e la cultura come una fonte per un senso nuovo di convivenza.

Il DOM gestito da Laminarie non è solo uno spazio che programma spettacoli di rilevanza nazionale e internazionale. È uno spazio nel quale si realizzano progetti in collaborazione con le scuole del rione, con gli anziani, con i migranti e i rom, i servizi educativi del quartiere. Grazie al DOM abbiamo partecipato ad attività realizzate in collaborazione con la Biblioteca Spina, con il Teatro Comunale, con la Fondazione Cineteca, col Mambo e l’Arena del Sole e con molte altre importanti istituzioni culturali della città. Siamo fieri che Laminarie si sia insediata al Pilastro, ancora considerata una delle zone più difficili della città, coinvolgendo direttamente cittadini di tutte le età e di tutte le provenienze e collaborando con tutte le associazioni presenti nel rione. Quando qualche anno fa il DOM ricevette il premio UBU, l’oscar del teatro italiano, grazie a questo riconoscimento al Piccolo Teatro di Milano si è parlato bene del Pilastro, contribuendo a restituire credibilità al nostro rione.

Il DOM è un luogo in cui si incrociano le esperienze, i saperi e le pratiche; si produce, si ospita. Un luogo di scambio e di lavoro di alto artigianato per le/gli artisti che in questi anni hanno avuto occasione di approdarvi. Eppure il DOM non è solo questo. È anche impegno quotidiano ad ascoltare e leggere un territorio, a tesservi relazioni. Leggere e interpretare i territori nelle periferie non è un’impresa semplice: richiede costante vigilanza, attenzione, per suscitare il coinvolgimento di cittadine/i, tanto più quelli che vivono nelle periferie, lontano dai luoghi deputati alla cultura.

In queste ultime settimane la rete di recinzione del Dom si è andata colorando di rosso per i fiocchi e i messaggi appesi a sostegno del DOM: sono i pensieri lasciati dai bambini e ragazzi delle scuole Romagnoli e Saffi che ricordano le loro esperienze vissute nel teatro. Qualcuno forse ha partecipato a Onfalos, la rassegna teatrale dedicata tutti gli anni ai bambini; qualcuno avrà forse ricordato lo spettacolo “Vivo a Bologna, ma abito qui” dove ha visto mettere in scena il suo componimento dedicato al Pilastro; qualcuno avrà letto davanti ad una platea attenta un articolo della Costituzione che non credeva così importante; qualcuno era nel corteo dello spettacolo itinerante “Midollo” realizzato col coinvolgimento degli abitanti del Virgolone; qualcuno magari ha partecipato con suo nonno all’happening “Altissima povertà”; qualcuno ha portato delle vecchie fotografie del Pilastro che sono conservate nell‘Archivio Digitale di Comunità del Dom; qualcuno ricorda bene l’impressione che gli aveva fatto lo spettacolo di proiezioni sulle torri di via Casini a chiusura della festa dei 50 anni del Pilastro; qualcun’altro…

Forse è in loro la risposta alla nostra domanda: a che serve un teatro?

(E’ disponibile una selezione di alcuni messaggi all’indirizzo https://bit.ly/2zgQLmB).

 

Testo e foto di Lino Bertone

Lascia un commento