“Eroi di strada”. Il programma che rischia di assecondare gli stereotipi

Mamma Rai è nota per fornire ai propri telespettatori e telespettatrici programmi spesso dall’alto contenuto culturale e di approfondimento. Un valore aggiunto non da poco in un paese dove ormai i soldi dedicati alla cultura sono sempre meno.

Tra i programmi proposti nel 2018 si trova “Eroi di strada”, documentario a puntate che ha l’obiettivo di approfondire le periferie italiana e la loro storia. Interviste a chi abita e/o opera in questi luoghi rendono il tutto molto interessante attraverso un’operazione di storytelling urbano che porta a conoscere luoghi difficilmente visitati anche delle principali città turistiche in Italia.

C’è però un rischio. “Eroi di strada” presenta nella sua pagina dedicata su RaiPlay dove è possibile rivedere le puntate, una retorica che invece di ribaltare lo stereotipo sulle periferie cambiandone ottica, sottolineandone i lati positivi, continua a dipingere questi spazi come desolati e abitati da persone senza speranze.

Ecco cosa recita la pagina di RayPlay:

“Le periferie urbane sono luoghi difficili, palestre di vita che possono segnare per sempre il destino di chi le abita. Ma c’è anche chi riesce ad imprimere una svolta alla propria vita e ce la fa, senza dimenticare le proprie origine.”

La riflessione nasce analizzando cosa definiamo “periferia“? La periferia è ciò che non è centro o diventa solamente ciò che è degradato. Le periferie che ci piace raccontare sono solo sul modello delle banlieu di Parigi o Bruxelles dove si concentrano spaccio e spazi-dormitorio come ci fanno vedere i media, o sono anche altro? Quante persone in Italia abitano nei centri storici realmente? Spazi sempre più cari invasi da uffici è strutture ricettive per turisti?

La riflessione deve nascere da qui. Dal definire eroe chi vive in periferia. Dal rendere la/ le periferia/e come spazio altro rispetto al centro, dove dall’alto viene calato un binarismo tra il bene il male, ricco che abita in centro è il bene, il povero che non può permettersi un affitto nel centro storico è il male.

L’adottare il concetto di binarismo su questi discorsi di certo non aiuta.

Jonathan Mastellari

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