Speak up! La parola ai migranti

Speak up! Prendi la parola! Un imperativo, o anche esortativo, rivolto ai migranti.
Perchè è giusto, perchè è indispensabile, perchè è ora!
Non se lo sono fatte ripetere due volte Marinella e Jasmine,  le relatrici del primo incontro “Un tè con gli attivisti” tenutosi il 12 gennaio 2019 presso la sede della Scuola delle donne di Via Panzini 1 , al Pilastro.

La parola l’ hanno presa, eccome, e di cose ce ne hanno raccontate tante, con la carica enegetica e vitale di chi si impegna in una causa in cui crede veramente. Con fatica e con soddisfazione.
Gli interventi di Marinella e Jasmine hanno informato, commosso, lanciato sfide agli ascoltatori. Le vicende personali, autobiografiche si sono intrecciate ai problemi di politica internazionale in quella serie di combinazione che poi diventa la vita di ognuno.E il pubblico ha risposto agli stimoli con interventi e domande.
Eravamo in molti ad ascoltarle, in quella sala che appariva angusta con  tante persone dentro.
Andiamo con ordine.
La prima a parlare è stata Marinella Costantin, attivista Rom 27enne.

E’ arrivata in Italia 15 anni fa, si è subita tanta discriminazione di cui, ragazza adolescente, non capiva neanche il senso, le motivazioni. L’istinto protettivo la portò persino  a rinnegare, misconoscere le sue origini.Lei era sempre la stessa persona ma, presentandosi come italiana, tutto filava liscio e le relazioni si semplificavano.
Qualcosa però non tornava nella vita di questa adolescente:“ Perché devo nascondere le mie origini?”. Da qui, da questa contraddizione, inizia il suo lungo e proficuo lavoro di riappropriazione della propria identità, che comprende sia la cultura rom sia quella italiana. Aiutata e stimolata dalla famiglia si riprende la situazione in mano e, con perseveranza, frequenta la scuola, si diploma e inizia un percorso di aiuto e riscatto della comunità rom.
Ora che è adulta, è impegnata nella scuola perché “l’integrazione funzioni veramente”, contro le cause che inducono tanti ragazzi rom all’abbandono scolastico. Ha lavorato a Roma e Napoli. Ora è a Bologna e vive al Pilastro.

Del suo lungo e articolato intervento vi riporto alcune delle frasi che mi hanno maggiormente colpito e che credo siano più efficaci di molti discorsi:
”Raccontare quello che ho vissuto (nell’ immigrazione) è difficile ma necessario. Anche se l’ ho già fatto tante volte, ogni volta mi commuovo”…..
“Quando sono arrivata (in Italia) ho trovato una situazione che non immaginavo, che non capivo…no, non era discriminazione…era di più: era cattiveria, cattiveria pura”…….
“Ho imparato l’italiano in due mesi; volevo farmi capire” [….] “il buonismo di una parte del movimento antirazzista non va bene. Anche nella comunità rom ci sono persone che fanno cose sbagliate, inaccettabili e questo non va ignorato. Non per questo è accettabile il luogo comune per cui ad ogni furto il colpevole è sempre il rom. Questo è pregiudizio”…
“Lavorare per l’integrazione è molto impegnativo e stancante ma io lo faccio perché non voglio che altri rom che arrivano in Italia o che i miei figli vivano quello che ho vissuto io”

La seconda relatrice è Jasmine Joelle Tsimi Amega, una giovane donna Camerunense di MigraBo, Associazione che ha lo scopo di aiutare ed assistere le persone immigrate LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali).

Anche la sua narrazione è partita dalla esperienza personale di immigrazione in cui, alle difficoltà della integrazione, si sono aggiunti e sovrapposti i problemi di riconoscimento e rispetto della sua identità sessuale. Non sono mancate, nel suo discorso, le critiche esplicite all’attuale gestione politica dei migranti in Italia, critiche argomentate e contestualizzate che risultavano brucianti in bocca a chi subisce le reali conseguenze di queste politiche in prima persona.

Anche per Jasmine, arrivata in Italia nel 2008, fino ad un certo punto della sua vita ha prevalso la necessità di tutelarsi, difendersi. Non si preoccupava molto di chi viveva esperienze simili e parallele alla sua, finchè un incontro occasionale ha fatto scattare in lei l’esigenza di occuparsi di chi si trovava nella sua stessa condizione e viveva i suoi stessi problemi in modo ancora più drammatico. Poi l ‘aiuto al singolo si è trasformato progressivamente in un impegno sempre maggiore, fino all’attivismo per MigraBO.
MigraBO è stata fondata nel 2012 per offrire appoggio, solidarietà ed assistenza agli omosessuali immigrati nel loro processo di integrazione. Uno dei servizi che offre, per esempio, è l’assistenza alla procedura di protezione internazionale per motivi sessuali.

Anche per Jasmine riporto alcune frasi:
”In molti non sanno che in 72 nazioni gli orientamenti sessuali sono attualmente reato, perseguibili con la prigione o con gravi multe; in 5 stati è prevista la pena di morte per gli omosessuali.” […]”i problemi degli omosessuali e dei trans gender non sono solo con la legge ma anche con le loro famiglie, le loro comunità che non li accettano” …
“Qualcuno tra gli omosessuali si sposa, per poter continuare ad essere accettato nella propria comunità” (cosa che accadeva anche in Italia, fino a non molto tempo fa, fa notare uno degli ascoltatori).
“Chi riesce ad emigrare per motivi di identità sessuale non è necessariamente un povero” […] “Spesso sono gli omosessuali stranieri stessi che si vergognano della loro condizione, hanno vergogna, paura di contattarci direttamente, di riconoscerla” …
“Abbiamo contattato le comunità straniere presenti a Bologna, per cercare un dialogo, una sensibilizzazione verso questi argomenti, senza ricevere risposte” […] “Uno dei servizi che offriamo, totalmente gratuito, è l’assistenza nella procedura di protezione internazionale per motivi SOGI (sexual orientaton – gender identity).

Il tempo scorre veloce ed alle 12,30, l’ora del tè e del rifocillarsi, i discorsi continuano in modo individuale, nella stanza contigua, con un bicchiere in mano e nell’altra una fetta di cibo di cui non sappiamo bene il nome.
Molte sono le cose di cui ancora si vorrebbe dire.
“Speak up, prendi la parola!” è un progetto biennale (2018 e 2019), finanziato dal Comune di Bologna, che intende costruire un’altra narrazione della migrazione, dando la parola ai migranti in difesa dei propri diritti e sulla partecipazione alla vita pubblica.
Il progetto vuole valorizzare l’attivismo dei migranti ed in particolare quella delle giovani generazioni, attraverso azioni di sensibilizzazione e comunicazione, volte a superare le discriminazioni e le disuguaglianze.

Ha inoltre  l’obiettivo di sviluppare le competenze degli operatori della Rete Antidiscriminazione Territoriale e dei mediatori interculturali in formazione, incentivando la loro partecipazione alla Rete stessa. In tal senso, “Speak Up, prendi la parola!” si inserisce tra gli interventi promossi dal PAL (Piano di Azione Locale) per quanto riguarda l’obiettivo 2 Azione 3 dell’Asse 2 – Non discriminazione.
Il progetto, di cui Diversa/mente è capofila, vede in rete CESD (Centro Europeo Studi sulla Discriminazione), Lai Momo, Avvocati di strada, Amiss (associazione mediatrici interculturali Sociali e sanitarie) , le associazioni del Centro Interculturale Zonarelli, realtà facenti parte della Rete Antidiscriminazione della Città Metropolitana, insieme a Next Generation Italy e all’associazione interculturale Universo. Il progetto è condiviso e supportato dall’ufficio Cooperazione Diritti Umani del Comune di Bologna.

Testo di Ingrid Negroni
Foto di Siid Negash