Un capriolo all’Arboreto: una favola dei giorni nostri .

Premetto che non ho titoli particolari per scrivere di ungulati in città. Sono uno di San Donato da sempre. Sono Guida Ambientale Escursionistica regionale, oltre che Accompagnatore di Escursionismo ed Operatore Naturalistico Culturale CAI Bologna.

Quanto scrivo, non è bibbia, ma solo frutto di quanto appreso in anni di frequentazione dell’ambiente, di svariati corsi di formazione tematici  a cui ho partecipato , di cultura ed opinioni personali.

Relativamente a spiegazioni che giustifichino questa nuova presenza. Posso ipotizzare che l’esemplare (o gli esemplari ) presenti siano stati spinti in areali nuovi da motivi legati alla stagione: siamo in primavera ed è il momento di maggior richiesta di cibo per questi mammiferi, (“tarati” con il loro ciclo biologico ad avere più fame, quando c’è più da mangiare) e il nostro Mario, (lo chiamiamo così per comodità), apparteneva ad un gruppo (femmine più piccoli), in cui le risorse del territorio non erano sufficienti per tutti, così Mario è “emigrato” a cercare nuovi pascoli…

Ricordiamo che il fenomeno dell’urbanizzazione di questi ed altri ungulati è più che mai diffuso: non ci sono predatori efficienti, le popolazioni aumentano e le risorse rimangono costanti: viene da sé che i territori colonizzati non possono che aumentare.

Altra considerazione riguarda il momento stagionale specifico: abbiamo avuto neve a basse quote. Questo significa che le nuove nidiate ed i gruppi, con pascoli a quote alte e medie, sono dovuti scendere precipitosamente a quote basse. Questo ha prodotto una “compressione” dei pascoli bassi, incentivando l’emigrazione dei soggetti meno socialmente forti.

Per quanto riguarda come è arrivato qui? Gli ungulati e gli altri mammiferi utilizzano, per i loro spostamenti rilevanti, il corridoio faunistico.  Strisce boscose che gli permettono di muoversi in mezzo alla vegetazione ottenendo alimentazione e protezione da predatori di ogni tipo. Nel caso specifico: il letto del torrente Savena e la massicciata della ferrovia possono essere state “l’autostrada” percorsa da Mario per scendere dalla collina dove aveva il branco per fermarsi in un’area con ottime qualità: cibo in abbondanza (sono erbivori), assenza di predatori (se non l’uomo), vie di fuga  e nascondigli nella vicina massicciata…cosa vuoi di più???

Per metterla giù in soldoni e per essere sicuro di farmi intendere, ve la spiego dal punto di vista umano (antropico).  Mario è in una famiglia sempre più numerosa: dove si fatica a trovare da mangiare e sono nati 4 gemelli da poco…in più è successo per uno sciopero dei trasporti, tutta la zona di Bologna nord-est (Ozzano, Granarolo, Medicina , Minerbio, Budrio ecc.), ha tutti i supermercati vuoti e non si trova  cibo…Chiaro che i supermercati di Via Larga e del Meraville sono presi d’assalto e per la famiglia di Mario che viveva di espedienti, arraffare un po’ di cibo sia sempre più difficile.
Così Mario, che è giovane, non è sicuramente un maschio dominante e non ha più l’età per essere accudito dalla madre, fa fagotto e viene all’Arboreto del Pilastro.

Non dimentichiamo due elementi importanti di questa favola:
– Quello che è successo a Mario, non è molto differente da quello che succedeva nei nostri Appennini nei primi anni del “900”, che successe ai primitivi che dall’Africa vennero in Europa,  e succede ora sulle sponde del Mediterraneo.
– Nel nostro quartiere abbiamo degli scrigni di biodiversità invidiabili in ambiente urbano…solo che non li sappiamo considerare e vedere: la biodiversità non è solo nella fattoria didattica! Il parco abbandonato della villa in rovina (Via del Terrapieno), nella massicciata della ferrovia, nell’area abbandonata in attesa di destinazione urbanistica: aree in cui l’uomo per motivi vari non mette mano e la vegetazione velocemente riprende piede e con la vegetazione, tutta la biodiversità che popola quel micro ambiente: insetti, lumache, uccelli: prede e predatori in continua e silenziosa lotta per assicurarsi un successo riproduttivo migliore possibile.

testo del Cav. Luca Negroni – Foto di Carla Mezzini