Intervista a Ilaria Daolio, ex coordinatrice dell’Agenzia di Sviluppo Territoriale Pilastro Distretto Nord Est

La redazione del blog del Pilastro ha deciso di intervistare Ilaria Daolio, coordinatrice fino a giugno 2018 dell’Agenzia di Sviluppo Territoriale Distretto Nord Est ad un anno dalla fine del mandato, per comprendere cosa è stato fatto, cosa poteva essere fatto e qual è il bilancio complessivo dell’esperienza.

 

Ilaria, puoi spiegarci come nasce l’agenzia di Sviluppo Territoriale?

L’agenzia di Sviluppo Territoriale Pilastro Distretto Nord Est nasce all’interno di un più ampio progetto chiamato PILASTRO 2016. Lo scopo era quello di innescare un processo di sviluppo complessivo del rione, sia sotto l’aspetto sociale, sia dal punto di vista economico. In due anni sarebbe stato impossibile completare un processo di cambiamento perché un tempo troppo breve.
E’ stato quindi immaginato che un’agenzia locale che coinvolgesse gli attori (economici, culturali e istituzionali) del territorio in una logica di responsabilità sociale condivisa potesse essere un buon modo per dare futuro a ciò che era nato grazie a Pilastro 2016.
Si partiva da un’ipotesi, che volendo poteva essere percepita anche come sfida, dove si aveva un focus sul Pilastro cioè quella di creare scambi e maggiori connessioni con quelli che erano i territori circostanti portando anche dei cambiamenti di tipo socio-economico.
Tipo l’area a nord-est dove si trova il CAAB, che è la parte a più altro sviluppo economico (e anche accellerato) che è però priva di risorse dal punto di vista di capitale sociale e l’area del cuneo agricolo, l’area di campagna periurbana che aveva altre caratteristiche con delle grosse potenzialità di valorizzazione dal punto di vista ambientale e paesaggistico ma anche di fruizione del territorio, non solo degli abitanti, ma anche, grazie alla nascita di FICO percepita come volano che poteva attirare persone da fuori. Le persone che venivano da fuori potevano essere coinvolti in altri percorsi e in altri processi.
L’ipotesi di base era quella di dire: “Se noi promuoviamo l’integrazione come scambio tra questi diversi territori che hanno caratteristiche complementari e potenzialmente sinergiche, promuoviamo lo sviluppo complessivo di un distretto. Da qui il nome “distretto Pilastro nord est”.

Secondo te come la popolazione ha accolto questo progetto? Qualcosa poteva essere fatto diversamente?

Quelli che erano gli aspetti del progetto Pilastro 2016 che coinvolgevano lo sviluppo del territorio credo che siano stati compresi e apprezzati. Altre parti un po’ più astratte erano più complesse da essere comprese.
Per poter portare avanti questo progetto sono necessarie le energie anche dei soci fondatori e dei soci partecipanti.

 

Pensiamo al bilancio. Positivo o negativo?

Il mio è un bilancio complesso da spiegare. Dal mio punto di vista lavorativo è stata un’esperienza molto importante e probabilmente fondamentale. Una delle cose più entusiasmanti. Abbiamo avuto modo di creare il progetto grazie anche al fatto che il Comune ci ha creduto molto. Probabilmente in generale l’unica pecca è stata nel fatto che ci sarebbero dovute essere più persone a vari livelli che ci credessero di più.
Le variabili coinvolte ovviamente sono state tante e forse oggi starei più attenta ad alcune cose da tenere probabilmente più in considerazione. Quando entri in un territorio devi fare tantissima attenzione alle dinamiche più o meno esplicite che ci sono. Su questo aspetto si poteva probabilmente lavorare meglio.
Un altro aspetto non facile è stato che Pilastro 2016 era un progetto molto innovativo e che chi si è ritrovato ad operarci non aveva modo di avere un paragone con cui confrontarsi. E’ stata una sorta di opera prima.

 

Ti senti soddisfatta?

Io sono molto convinta che sia stata un’idea innovativa che ha avuto intuizioni importanti, a tratti anche troppo ambiziose. Io ad oggi ci continuo a credere. Ad oggi servono persone che continuino a credere in questa visione e si impegnino nel portarla avanti.
Sicuramente sullo sviluppo del progetto ha inciso molto anche lo sviluppo del Bando Periferie (il bando del governo che destinava risorse alle periferie a livello nazionale) che è stato bloccato mesi fa. Con lo stop si è bloccata anche l’erogazione dei finanziamenti dedicati ad alcuni progetti presentati sul territorio del Pilastro. Il ritardo nella partenza di questi progetti è stata una variabile determinante e molto importante.
Un altro dei problemi principali è stato quello del linguaggio. Spiegare un progetto come Pilastro 2016 non è facile e renderlo facilmente comprensibile ad una popolazione anziana e spesso non di madrelingua italiana è stata una vera e propria sfida.
Io però rimango ottimista. Credo che tanto si è fatto e con la volontà molto ancora si potrà fare.

 

Jonathan Mastellari