Reagire!

Un mercoledì di agosto come tanti: ancora caldo perché siamo a fine estate, solite cose da fare in casa… Poi l’aria afosa improvvisamente si riempie di sirene. Ambulanza? Polizia? Carabinieri ? La notizia arriva come un fulmine (ormai tutti siamo tecnologicamente in grado di inviare o ricevere qualsiasi notizia). Quindi?
In un caldo mercoledì di agosto si può morire! Si può morire per uno scatto di rabbia a soli 28 anni.
E quando muore in modo violento un ragazzo di 28 anni in un rione come il nostro, ti sconvolge. “Troppo giovane” è la prima cosa che pensi. E non puoi fare a meno di arrovellarti sui perché, sui per come e i mille interrogativi che ti affollano la mente.

Sconcerto? Tristezza? Impotenza? Disagio? Questa è solo la minima parte di quello che ti bolle dentro.
Angoscia. Perché quando c’è di mezzo la morte, il sangue, i coltelli è comunque sempre una sensazione di angoscia.
Senso di impotenza. Quando ci sono storie di degrado, droga e scoppio di violenza, c’è qualcosa che non va in generale. Non c’è stato solo un uomo che ha usato il coltello. La società civile, i servizi sociali, le istituzioni, gli educatori ma anche i presìdi della polizia possono solo arginare parzialmente certe derive.
Purtoppo non tutto è evitabile.

Perché? Ma perché è successo praticamente sotto casa! E sto parlando del nostro rione, il Pilastro! Ci tocca profondamente e se succedono “cose” di questo genere, non si può restare indifferenti. Lo sconcerto si mescola alla frustrazione, all’impotenza di non riuscire ad evitare che succedano episodi cruenti, che già leggerli sui giornali e vederli in tivù ti sconvolgono.
Ecco il punto. Ci sconvolgono tutti. Non puoi chiuderti in casa e far finta che non succedano! E ti si riempie di amaro in bocca.

La Redazione del Blog si è attivata scambiandosi informazioni, cercando di capire cosa stava succedendo, facendosi forza come gruppo. A mezzogiorno di quel dannato mercoledì uno di noi era in strada in mezzo alla gente, parlando con la gente. Ecco alcune testimonianze che ha raccolto.

La strada è affollata. C’è anche il Presidente di Quartiere, Borsari. Ci siamo salutati e ho visto l’amarezza nel suo viso.
Mentre la Polizia si schiera con equipaggiamento antisommossa, percepisco l’opinione diffusa fra le persone che ho intorno: “Troppe case Acer date a famiglie di spacciatori; fanno quello che vogliono; minacciano se li vuoi denunciare”.
La piazzetta di via D’Annunzio è un punto focale. Ne parlo con una persona che abita da queste parti: quando è a casa dal lavoro vede tutto. ”Mi chiedo, perché il Comune non ha mai pensato a mettere delle telecamere, visto che tutti sanno che nella piazzetta succede di tutto: spaccio,aggressioni, litigi, macchine con vetri rotti e non racconto altro. Ci vogliono, vigili urbani, forze dell’ordine più presenti e non di  passaggio così, veloce e basta. Se esiste una situazione grave, , dobbiamo insistere che vengano prese misure adeguate”.
Sotto il portico dalla farmacia , c’è un continuo via vai sospetto, come ci confermano i commercianti  presenti: “Le persone non si sentono al sicuro. Certo ognuno deve fare la sua parte, ma non basta mettere a posto il palazzo o pulire la strada, serve qualche cosa di più”. 
Certo, molti pensano che se ci fosse più controllo da parte delle forze dell’ordine, queste cose potrebbero non succedere. Ecco un altro punto: potrebbero.
La sicurezza non è data sempre e solo dalla forza pubblica. Ma quantomeno  una maggiore presenza di polizia, carabinieri e guardia municipale potrebbe dare maggiore fiducia nelle istituzioni e aiutare a sentire di non essere abbandonati.
Quando si concentrano troppe problematiche; quando muore un giovane nato e cresciuto qui, la rabbia di amici e parenti riempie la strada. Vicini di casa che hanno dovuto sopportare tensioni, se non vere e proprie angherie, cercano aiuto e sostegno.

In Redazione ci siamo incontrati, ci siamo confortati e confrontati. Ci siamo detti: REAGIRE, anche se per noi non è sempre facile trovare le parole vere, quelle della nostra cittadinanza attiva fatta di continui tentativi di fare qualcosa di utile e di comunicarlo a chi come noi non si vuole rassegnare al dilagare dell’odio e dell’uso strumentale di qualunque accadimento per dire che il Pilastro è invivibile.
Ci siamo chiesti: possiamo aprire un colloquio con le istituzion e Acer, per lavorare concretamente sulle forme possibili di prevenzione, per diminuire la concentrazione di problematiche? Quanti casi sociali a rischio ci sono? Si può diminuire questa percentuale? Si possono intensificare forme di presidio e controllo (non solo polizia ma anche servizi sociali)?

Reagire. Non lasciamoci trascinare dalle rabbie impotenti: non è fruttuoso, l’abbiamo visto. Possiamo invece cercare di capire come poter combattere senza violenza, con il nostro operato di semplici cittadini. Portiamo la testimonianza del nostro vivere quotidiano fatto di lavoro e di fatica, di cose semplici per dire che in questo rione, per fortuna, vive anche tanta altra gente, che crede fermamente nel dialogo e nella pacifica convivenza.