I dubbi di Oscar De Pauli

Redazione – Allora, Oscar, è pronto l’articolo che volevi pubblicare sul nostro Blog?

Siamo con Oscar De Pauli, un nome che al Pilastro non ha bisogno di presentazioni. Anche da lui la nostra Redazione sta cercando di raccogliere contributi ed opinioni sul recente fatto di sangue che ha scosso fortemente gran parte della cittadinanza del Pilastro. Stiamo cercando di farlo intercettando vari punti di vista. Dire che il Pilastro è un luogo bellissimo è assolutamente vero, ma è solo una parte della verità, per il semplice motivo che anche questo rione al pari altri rioni della città, di altre città, è affetto dai mali che tristemente affliggono la nostra epoca: violenza, droga, disorientamento dei giovani. Per noi è il momento di raccontarlo senza remore, senza concessioni.

Oscar – Sto provando a scrivere l’articolo, ma faccio fatica a trovare il tono giusto per quello che voglio dire. Ho il morale un po’ giù. Per il momento è solo una bozza.

R. Dai, faccela leggere lo stesso.

“L’ultimo fatto di cronaca nera avvenuto il 28 agosto  2019 al Pilastro che registra l’omicidio di un giovane spacciatore, agli arresti  domiciliari, ad opera di un pregiudicato residente nella sua stessa via e poi i mistificanti  funerali svoltisi alcuni giorni dopo, ci obbligano, a mio parere, a ragionare sull’efficacia dell’impegno sociale che tanti cittadini da anni e anni offrono nelle associazioni e nelle Istituzioni della zona.

Non è mia intenzione mettere in discussione l’impegno dei volontari, degli operatori sociali, dei politici e delle Istituzioni  che tanto hanno fatto per determinare  la realtà per tanti versi esemplare del popolarissimo rione Pilastro.

Intendo esternare però alcune perplessità sulla validità di certi programmi e obbiettivi messi in campo.”

R. Cosa intendi per programmi e obiettivi?

O. L’episodio della morte del ragazzo e i funerali che sono seguiti hanno suscitato in me una forte crisi, rendendomi dubbioso sulla politica che abbiamo voluto adottare in tutti questi anni. Ho cominciato così a riconsiderare il lungo cammino che insieme a tanti altri abbiamo percorso per fare del Pilastro un luogo di convivenza e integrazione. Io appartengo a quella parte della cittadinanza attiva che il Pilastro l’ha visto nascere.

R. Giungendo alla conclusione che…?

O. Abbiamo fatto già di tutto sul piano politico, sociale, economico, assistenziale: sostegni di ogni genere e, malgrado questo, l’atteggiamento di certuni nei confronti del contesto in cui vivono non è cambiato. Non sono cambiati gli atteggiamenti, non sono cambiati i comportamenti, i rapporti di vicinato o quelli con altri ambiti sociali. È una fetta di popolazione impermeabile, refrattaria, direi ostile, alla civile convivenza.

Temo che in questi anni abbiamo peccato di ideologia tollerando certi comportamenti. L’abbiamo fatto per partito preso. Siamo stati permissivi, giustificativi, possibilisti pur di escludere il rigore. Invece viene il momento in cui ci vuole pure quello.

Ed in più i nostri preconcetti hanno preteso spesso che la ragione fosse sempre dalla nostra parte, mentre posizioni diverse venivano rifiutare per il solo fatto di essere quelle sostenute dai nostri avversari, a volte senza neppure prenderle in esame.

Abbiamo sempre cercato di coinvolgere le autorità: delegazioni, petizioni, proteste, ma le autorità fanno quello che possono e talvolta hanno le mani legate. E quella gente sembra intoccabile. Così l’omicidio del 28 agosto ed i funerali della vittima del 5 settembre hanno registrato una partecipazione numerosa, in particolare di giovani, che va oltre la curiosità e l’umana pietà per la fine violenta di una giovane vita.  Questo episodio è la fonte dei miei dubbi, dei miei amari ragionamenti e del mio sconforto.