Piantare alberi per conservare memoria

Piantare un albero, come ci ha detto l’agronomo di AGRIVERDE  , è un atto di fiducia e di speranza; è un gesto per chi verrà dopo di noi, visto che la vita media degli alberi è mediamente più lunga di quella nostra.

Laminarie ha deciso di festeggiare il suo decimo anno di attività al Pilastro piantando 10 alberi nel terreno proprio dietro la cupola del DOM.

Di questi 4 sono aceri, alberi tradizionali della campagna bolognese, “maritati con le viti”, cioè che servono di sostegno a una vite. Gli altri 6 sono di specie diverse e dedicati a 4 uomini e 2 donne recentemente scomparsi che hanno dato molto al territorio del Pilastro.

Un melo rosa ricorda Tiziana Sgaravatto;

un albero di cachi ricorda Tommaso Raimondi;

un melograno ricorda Simone Bernasconi;

un melo d’inverno ricorda Gina Tassinari;

un biricoccolo ricorda Antonio Cardinale;

un  melograno ricorda Gabriele Grandi.

Grande gesto e grande responsabilità quella della memoria dei “grandi” del proprio territorio. Ricordarli non è solo un giusto e doveroso riconoscimento a quanto questi uomini hanno fatto; è anche, soprattutto, un gesto etico ed utile per i loro nipoti e pronipoti; per chi non li ha conosciuti in vita ma inconsapevolmente beneficia del loro lavoro.

Molte persone si sono impegnate nel tempo nel nostro territorio per rendere più equa, dignitosa e bella la vita degli abitanti; Persone “normali”, non famose che hanno gratuitamente dedicato il loro tempo, le loro impegno, la loro creatività al miglioramento del Pilastro. Chi si è impegnato per far nascere un centro sociale; chi per mantenere uno spazio verde in ordine; chi per supportare i bambini nei compiti; chi per insegnare ai giovani un’attività…

E’ giusto che la nostra Biblioteca, al Pilastro, ricordi la persona di Luigi Spina, abitante dei primissimi anni del Pilastro. E che la Palestra di boxe si chiami Cesari, dal nome del suo fondatore.

Speriamo che altri nomi entrino a far parte della nostra vita quotidiana…

Così parlandone, magari ai giovani potrebbe anche venire in mente che la storia non è solo quella dei grandi eventi scritti nei libri. Che esiste anche “un’altra storia” più ristretta, locale, ma non meno importante e che se c’è quel giardino, quel centro sociale, quel dopo scuola, non è sempre dovuto al caso.

 

Testo di Ingrid Negroni