Via Deledda, martedì 21 gennaio

martedì 21, ore 16:30 – Un’amica giornalista ci informa che alle ore 18:30 in via Deledda, 10 ci sarà un “punto stampa” di una forza politica candidata alle prossime elezioni.

Perché viene? Il Pilastro non è il Meraville che a quell’ora è pieno di gente. E’ un portico che allinea serrande chiuse, a fronte di un modesto giardino. Che c’è al n.10? La tabaccheria “Fior di Lotto”, mentre al 12 c’è il Centro “In movimento” con gli adolescenti che giocano a calcetto, ma quelli sono minorenni e non votano.

ore 18:00 – Partiamo per tempo in tre e andiamo a vedere chi c’è. Il gestore della tabaccheria non ne sa niente e approfitta per raccontare che probabilmente l’aggressione alla ragazza del giorno prima non è avvenuta da queste parti, perchè lui non ha visto né sentito nulla. (Si saprà poi che è stata tutta un’invenzione: sono molti anni che al Pilastro non ci sono episodi del genere nei confronti di donne). Entriamo nel centro giovanile, poi ci intratteniamo con gli operatori e i giornalisti presenti scoprendo che poco o nulla sanno del Pilastro. Purtroppo non è la prima volta che capita. Nel parco si muovono veloci le ombre di poliziotti in borghese e guardie della sicurezza.

ore 18:20 – Arrivano una dozzina di dirigenti politici e li intervistiamo. Perché qui? “Per presentare le nostre proposte” Chiediamo di anticiparcele, ma si deve aspettare il senatore.

ore 18:25 – Riconosciamo una signora, storica abitante del Pilastro e la intervistiamo: vive qui dal ’90, è molto scontenta di abitare qui, denuncia un peggioramento.

Intanto vicino ai rappresentanti della stampa, si va condensando il gruppo degli oppositori. Compare un cartellone con disegni di sardine.

ore 18:40 – Arriva il senatore con una nutrita scorta di agenti in divisa. Scende dalla macchina e si ferma sul marciapiede a salutare i suoi sostenitori. Insieme ad altri giornalisti ci avviciniamo al capannello: una dozzina di supporter creano una barriera fra le macchine lì parcheggiate. Poi intorno si forma una raggiera di poliziotti, impenetrabile. Impossibile sentire le parole con cui il senatur risponde alle domande di una intervistatrice (che risulterà non lavorare per nessun giornale). Dopo un quarto d’ora di discorsi sembra tutto finito. Ma qualcuno gli chiede di fermarsi ancora un po’. In particolare l’anziana signora, cui avevamo posto qualche domanda poco prima, inizia una lunga descrizione del rione che occuperà tutto il tempo restante.

ore 19:00 –  Iniziano le azioni di disturbo dei dissidenti che intonano “Bella, ciao!” Sono cittadini del Pilastro in rappresentanza di varie associazioni e istituzioni, fra cui numerosi attivisti di vecchia data che conoscono bene la parabola evolutiva che ha percorso questa parte della città. I due gruppi si scambiano fragorosi insulti, mentre prosegue, con la scorta delle forze dell’ordine impegnatissime, la passeggiata sotto i portici di piazza Lipparini. La cittadina, ormai inamovibile al fianco del politico, sciorina ogni sorta di critica e di ingiuria ai danni del Pilastro che poco a poco viene dipinto come un posto immondo, invivibile, inguardabile, infestato dai pusher e invaso dai violentatori. Non viene fatta notare la presenza, in quel breve tratto di strada, di un Centro di formazione per gli adolescenti gestito dal Comune, del nuovo centro interculturale islamico, di uno spazio riservato ad attività ricreative per portatori dei handicap. E così, di pari passo crescono le invettive dei sostenitori della qualità della vita al Pilastro. Gli educatori presenti intervengono efficacemente per far abbassare i toni della protesta, mentre ignoti cominciano a far esplodere alcunipetardi.

ore 19:15 – Il culmine del tafferuglio, viene raggiunto con l’episodio del citofono che scandalizza e provoca l’ira la maggior parte dei presenti. La tensione rimane comunque al di sotto del livello di guardia e si esprime solo attraverso scambi verbali.

ore 19:30 – Per alterne ragioni, aleggia in tutti una certa amarezza. Le macchine si allontanano fra lampi di luce blu.

 

Testo di Claudia Boattini e Lino Bertone. Foto di Lino Bertone.