Corona-virus: la comunità cinese va sostenuta.

In foto “L’associazione CiviBO – Cucine Popolari organizza una cena cinese persone in supporto alla comunità oggetto di episodi di razzismo ed emarginazione dopo la diffusione del Coronavirus.Morgantini: “In questo clima è doveroso non stare a guardare e dimostrare reale solidarietà”

Già, è dalla Cina che è partito, questo nefasto Coronavirus.
E con la sua scoperta  nella comunità internazionale è partito il solito, reiterato carosello di reazioni a catena.
Per un po’ non si parla d’altro, tutti sono preoccupati, anzi preoccupatissimi  della nuova malattia.
Inizia una caccia alle informazioni che, più sono apocalittiche, più destano interesse e aumentano l’audience.

Giornalisti, politici e la cittadinanza in genere, tutti diventano improvvisamente esperti in virologia e hanno informazioni certe prima che il mondo della ricerca le abbia ancora diramate. Tutti sanno meglio dei medici i tempi di incubazione, le modalità di trasmissione, tutto! Difficile farsi un quadro reale di ciò che sta succedendo, dei rischi reali, dei dati .

Per esempio: siamo informati in tempo reale del numero di contaminati e del numero dei decessi, ma valutare queste cifre, senza percentuali, è oltremodo difficile, visto il numero dei cittadini cinesi in generale.

Poi,  dulcis in fundu, arriva la caccia, la caccia all’untore…..la comunità è pura e non si vuole fare contaminare. Bisogna individuare quanto prima l’untore e proteggersi. Anche a costo di inventarselo.
Intendiamoci, la preoccupazione è legittima: di fronte alle epidemie non si può soprassedere e ritardare interventi sanitari protettivi dei singoli e della comunità.
Anzi, in questi casi si evidenzia ai più quanto le differenze di organizzazione e possibilità di cura dei singoli paesi, oltre che una questione di iniquità, possano costituire un rischio in termini di salute internazionale.

In questo caso gli  interventi di protezione collettiva sono partiti, fortunatamente e, a quanto pare dai dati fino ad ora forniti, efficacemente. I nuovi arrivi dalla Cina sono stati bloccati, e chi transita negli aereoporti viene controllato.
Ma noi tutti proviamo a mantenere un minimo di capacità critica e raziocinio.
La comunità cinese italiana e è costituita da individui che sono in Italia stabilmente, quindi che hanno la stessa identica possibilità di incappare nel coronavirus di qualsiasi italiano.
C’è da immaginare che questa comunità sia ragionevolmente preoccupata per la situazione del loro paese di origine, o per la salute di qualche loro amico o parente che è in Cina.
Semmai, in questo momento, la comunità cinese dovrebbe ricevere comprensione e sostegno, non essere oggetto di ingiustificato e irrazionale stigmatizzazione.

Sono ragionamenti di una ovvietà disarmante, eppure anche nella nostra città, nel quartiere accanto al nostro, si respira un’aria tesa e pesante.
Piuttosto ricordiamoci di tutelarci al massimo dalla nostra influenza nostrana, che è al suo picco stagionale e pure questa fa danni, soprattutto sulle persone defedate ed anziane.
Ricordiamoci che abbiamo molti virus , anche pericolosi, che circolano regolarmente nella nostra comunità e da cui ci si potrebbe proteggere più efficacemente con una vaccinazione più massiccia, o evitando comportamenti decisamente rischiosi, che pure in tanti continuano a praticare, mettendo a rischio la salute individuale e collettiva

Ma di questi virus non ci preoccupiamo….sono virus nostrani, non se ne parla, non fanno notizia

Testo di Ingrid Negroni