Scuola Infanzia Ada Negri ai tempi del Covid-19

In questo momento di emergenza sanitaria, l’imperativo è “restate a casa”. I bimbi del Pilastro e coloro i quali lavorano quotidianamente nelle scuole del nostro rione, sono stati tra i primi che hanno vissuto e subito lo stravolgimento delle proprie vite…

Abbiamo raccolto le testimonianze di chi vive quotidianamente la scuola infanzia comunale Ada Negri per carpire le loro emozioni e riflessioni sul momento che stiamo vivendo:

Michela, maestra: il coronavirus ha messo in pausa la nostra vita “normale” e l’ha sostituita con tante domande, a cui non sappiamo rispondere e quindi cosa ci resta? Molto semplicemente, caos ed incertezza.
Abbiamo capito sulla nostra pelle che l’incertezza è un’emozione difficile da gestire, ci fa sentire ansiosi, smarriti. Ma nonostante ciò, abbiamo la possibilità di scegliere i nostri pensieri, sentimenti ed azioni. L’INCERTEZZA può paralizzare, ma alimenta la crescita, l’apprendimento e la curiosità.
Sto imparando, in modo diverso da quello convenzionale, come i “nostri bimbi” abbiano trovato e provato strategie del tutto personali per vivere in questa nuova realtà: l’assenza di quelle che erano le “solite” persone ed abitudini  della vita quotidiana, non li ha paralizzati, anzi ha mosso in loro domande e curiosità. La curiosità ed il loro modo di adattarsi, ha rotto i vecchi schemi e ne ha stabiliti dei nuovi, evidenziando ciò che conta davvero, ovvero la loro capacità di saper riconoscere le emozioni, non solo proprie ma anche altrui e di sapersi adattare. Ogni volta che sento la domanda che di frequente mi pongono è ” maestra quando ci vediamo”? Ed io nella più grande incertezza ed ansia, dovuta all’assenza di una risposta certa e definita, rispondo sorridendo che non so  il giorno, ma so come questo avverrà: con una festa dove potremo finalmente correre insieme, ridere, giocare e raccontarci, guardandoci negli occhi e facendo insieme le cose che piacciono a noi.

Anonimo, collaboratrice: inizialmente mi sembrava di vivere in una situazione irreale, assurda, come se stessimo vivendo in un film; la prima settimana in cui la scuola era chiusa per i bimbi, mi sono recata a lavoro per occuparmi assieme ai colleghi, delle pulizie generali della struttura: in cuor mio, pensavo che questa sospensione scolastica sarebbe finita a breve e saremmo tutti potuti tornare alla normalità e i bambini avrebbero ritrovato il loro ambiente pulito e curato così come lo avevano bruscamente lasciato. Con il passare del tempo, invece, mi sono resa conto che questa interruzione si sarebbe protratta a lungo e tante cose sono iniziate a mancarmi sempre più: il sorriso dei bambini, i saluti ai genitori e ai nonni, gli abbracci dei bambini, anche solo il poterli prendere per mano… Dentro di me è come se si fosse fermato il tempo, come se non esistesse più nulla.
Un giorno, mi trovavo al Pilastro per delle commissioni e ho sentito il bisogno di recarmi davanti a scuola: vederla spenta, chiusa, senza vita, mi ha fatto stringere il cuore. Mi è bastato vedere un paio di bambini nel giardino sotto casa, per farmi riaccendere la luce dentro. Mi dispiace tantissimo che tutto si sia interrotto così improvvisamente. Ho tanta voglia di tornare a lavorare, con un po’ di timore sul “da dove riprendere”.

Aurelio, sezione 5 anni: mi piacerebbe tanto tornare a scuola, per poter passeggiare nel nostro grandissimo parco e chiacchierare con tutti i miei amici.

Testo di Alessianeva Marino