Le finestre di Psicoradio – Depressione post partum

Continua la rubrica in collaborazione con Psicoradio.

In queste due pillole potrete sentire l’intervista alla dott.ssa Silvana Quadrino, pedagogista e psicologa dell’età evolutiva, che spiega meglio quali sono le dinamiche fisiche e sociali che trasformano la vita della donna in una fase della vita molto delicata, il post partum.

 

Fate un po’ piangere la mamma!

Psicoradio affronta uno stato psicologico molto particolare: la depressione post partum.
Silvana Quadrino, pedagogista e psicologa dell’età evolutiva, descrive quali segnali, in una
donna che ha appena partorito, devono far preoccupare quando si presentano con eccessiva
frequenza.
“Diventa sintomo tutto quello che è eccesso – dice la dottoressa – momenti di nervosismo nei
confronti del bambino sono normali, se diventano la norma nella relazione col bambino, ad
esempio la mamma non lo vuole allattare, non lo vuole tenere in braccio, soffre di un eccesso di
insonnia o si rifiuta di parlare delle sue difficoltà, non sono da sottovalutare ”
Quadrino ricorda però anche che “ stanchezza, nervosismo, pianto, sono fisiologici per una neo
mamma”. Spesso però vengono ingigantiti da chi le sta vicino, con pericolo di scambiare un
comportamento normale per una patologia e il rischio di un eccesso di diagnosi post partum.

 

Mamme non si nasce !

Molte donne, subito dopo il parto, provano la sensazione di essere inadeguate a interpretare un ruolo
descritto da tutti come “naturale” e nello stesso tempo perdono lo sguardo degli altri che le ha accompagnate
e sostenute nei lunghi mesi della gravidanza.
“Dopo il parto mi sono sentita come la carta di un giocattolo scartato la mattina di Natale. Quella carta tanto
ammirata nei giorni di attesa che viene buttata perché ormai abbiamo il regalo”

Silvana Quadrino, pedagogista e psicologa dell’età evolutiva, in questa seconda puntata dedicata al periodo
della gravidanza e del parto, racconta come il post partum sia un periodo di dolore e adattamento fisiologico,
che non va soffocato ma accompagnato e supportato, con la collaborazione del compagno e della famiglia
che avranno il compito, difficile, di non essere giudicanti verso un rapporto madre-figlio che si sta
costruendo.