Psicovid e …silenzio

Come preannunciato, la redazione del Blog ritiene importante contribuire alle iniziative di contrasto all’espandersi del coronavirus, anche ospitando pareri e considerazioni differenziate; ringraziamo chi ci ha coinvolto ed invitiamo altri a mandare le proprie considerazioni.

Ricorre in questi giorni il nono complimese del Coronavirus in Italia.
La sua comparsa, al di là delle ricerche che la fanno risalire a mesi prima, ha trasformato un normale febbraio nell’inizio di una situazione complicata ed inimmaginabile.

Abbiamo inizialmente accettato il lockdown come un male necessario sperando che fosse temporaneo e risolutivo, ma col passare del tempo le difficoltà economiche di interi settori messi in ginocchio hanno iniziato ad avere il sopravvento sulle preoccupazioni sanitarie, accentuando un disagio non solo materiale.

Con la seconda ondata di autunno sta pure passando purtroppo (maledetti social) un giudizio diverso sugli operatori del settore che se a primavera erano eroi per i quali cantare dalle finestre, ora sarebbero complici di una mega imbroglio per arricchire le multinazionali del farmaco che producono vaccini, e che si fanno fotografare apposta addormentati in corsia nonostante ci siano meno ricoveri che a marzo.
Il supporto agli operatori è una delle nuove linee di supporto psicologico di cui parliamo in altro articolo.

La dicotomia delle sensazioni è evidente a tutti e forse ognuno di noi ha fatto in questi mesi considerazioni altalenanti sul COVID-19.
Voglio condividere con voi questo testo di un’amica in prima linea contro il Covid:

A CIASCUNO IL SUO, SILENZIO!
Paracetamolo, antibiotico, eparina, anticorpi monoclonali, plasma iperimmune, vaccini….ma pensate davvero che basti un social o una trasmissione televisiva per spiegare, nelle pieghe più sottili della sua variabilità, questa infernale (e nello stesso tempo banale) infezione da Sars Cov 2? E che sia sufficiente invitare un virologo, immunologo, infettivologo in un talk show per spiegare il perché di un farmaco piuttosto che un altro?
1. Fino ad ora sono pochi i clinici sulla scena e per fortuna.
Sono in corsia, sui pazienti, a controllare ogni giorno anche le minime variazioni di un emocromo o delle transaminasi o altro che non vi sto a dire perché altrimenti cercate su Google e fate ancora più confusione di quanta non ce ne sia già.
2. Immunologi, virologi, infettivologi sono specialisti, danno indicazioni, dati, evidenze di letteratura (pochissime, POCHISSIME) ai clinici (che generalmente le hanno già) ma non “lavorano il paziente” come le mani dei clinici che lo assistono al domicilio, nelle RSA, negli ospedali, nelle degenze a bassa intensità fino alla terapia intensiva.
Sono loro che capiscono di cosa ha bisogno, se di uno o un altro farmaco, se solo di monitoraggio a casa o di un ricovero.
Pensate se può essere il paziente a capire di cosa ha bisogno…
3. Protocolli?
Non proprio, sostanzialmente in tutta l’Italia abbiamo raccomandazioni suffragate da scarsa evidenza per mancanza di dati e non di tempo.
Non le citerò né metterò link di richiamo perché sono per i medici e vanno applicate in base alle necessità del paziente e non perché citate da un luminare invece che un altro.
4. Variabilità
Troppe informazioni, tutte diverse e spesso discordanti.
È vero abbiamo per primi posto ex ante l’accento su un farmaco (idrossiclorochina) piuttosto che un altro (eparina) per poi non potere confermarlo ex post. Contraddizione? Semplicemente onestà di fronte alla letteratura che non ne conferma la validità (idrossiclorochina) o non ne supporta l’evidenza se applicata a tappeto e a prescindere (eparina).
Buffoni? No semplicemente empirici, abbiamo sperimentato ciò che appariva più indicato sulla scorta delle esperienze e le poche indicazioni presenti, per poi imparare che in fondo non era esattamente così.
Basta un po’ di umiltà per dire che su alcune cose bisogna tornare indietro (azitromicina e cortisone a tutti subito no!) e ponderare bene l’indicazione di altre ( antivirali, anticorpi monoclonali).
Sta sempre nel gioco di squadra e confronto il mix giusto per ogni il paziente.
5. Sintesi
La sintesi è sempre sgradevole perché asciutta, ma se dovessi riassumerla in un nome farei quello di Galli che esprime esattamente tutto quanto personalmente ( mi sento davvero piccola piccola) so, penso e credo rispetto al COVID.
Sarò tra i primi a vaccinarmi quando avremo il vaccino ma continuo a pensare che ci vogliano grandi numeri prima di stabilirne l’efficacia e soprattutto (come dice Crisanti che non brilla nella comunicazione) ci vorrà tempo.
Non significa metterlo in discussione ma usarlo con consapevolezza.
In definitiva lasciateci fare il nostro lavoro dal territorio all’ospedale, tollerate le discrepanze della risposta sanitaria, ogni collega fa come può e dove è, e qualcuno davvero con grande generosità (e ancora muore per questo specie i MMG).
Ma nella discrepanza affidatevi alle scelte terapeutiche ponderate perché a ciascuno va il suo e non quello che racconta chichessia in TV. Sarebbe come chi prende lo stesso farmaco del coniuge per un qualsivoglia e differente malanno ( i pazienti lo fanno abitualmente secondo il principio “se fa bene a lui/lei lo farà anche a me….😖)
E voi andate a fare ciascuno il vostro e siccome è domenica dedicatela a voi e ai vostri cari. Lasciate le ansie e raccogliete la pazienza “che a da passá a nuttata“.

 

 

 

Testo di Anna Dondi
Foto del silenzio di Dalì