8 marzo, c’è ancora tanto da fare!

COLLAGE- frastagliato come la nostra vita- DI ARTICOLI 

sono tutti recentissimi, (tranne uno, del 2019)

sono di tante fonti diverse

nessuno è sui femminicidi o le violenze sessuali, che da sole avrebbero riempito non so quanto spazio

8 marzo-giornata della donna- c’è ancora tanto da fare!

 

 

WeWorld: “La ShePoverty, la nuova povertà che coinvolge soprattutto il sesso femminile, è l’ennesima ingiustizia nei confronti delle donne. L’occupazione femminile deve diventare una priorità politica”

 

Mondiali di Cortina vietati alla coach della squadra iraniana femminile di sci alpino dell’Iran. Samira Zargari non ha potuto accompagnare le sue atlete perché il marito le ha proibito di lasciare il Paese. E la cosa tragica è che può farlo viste le leggi del regime di Teheran.3ioio

“io donna- 18 febbraio 2021”

 

Come promesso durante la campagna elettorale, la giunta di destra delle Marche ha deciso di vietare l’uso della pillola RU 486 nei consultori.

il Manifesto- 7 marzo 2021021

Marche, profondo nero. Abortire è quasi impossibile

Oscurantismo. Secondo i dati della Regione elaborati dai sindacati (Cgil, Cisl e Uil) «in nessun ospedale marchigiano i medici non obiettori sono più degli obiettori».

 il Manifesto 25 febbraio 2021

Aisha – La storia di una sposa bambina

Il matrimonio dovrebbe essere un sogno. Per lei è stato un incubo.

Aisha era ancora una bambina, quando il padre, in cambio di denaro, l’ha obbligata a sposare un uomo più grande di lei.

“A 13 anni, quando frequentavo la scuola primaria mi hanno obbligata a sposare un uomo molto più grande di me, di 30 anni. Ho vissuto con quest’uomo per un po’ ma non andavamo d’accordo per la differenza di età. Ho provato a scappare molte volte, ma ogni volta, mio padre mi riportava da lui. Non avevo scelta se non accettare tutto questo. ” Continua…

Sono molte le bambine che non possono frequentare la scuola perché costrette a sposarsi troppo presto. Nel mondo sono 15 milioni.

save the children

 

 

Bergamo, 15 febbraio 2021 –  Le donne sono le più colpite dalla crisi economica. La conferma arriva anche dalla distribuzione dei buoni spesa del Comune di Bergamo: da dicembre a febbraio ne sono stati distribuiti a 1614 nuclei familiari per oltre 560mila euro e sono andati soprattutto a donne che hanno perso il lavoro o se lo sono visto ridurre.“Emerge chiara la difficoltà delle donne che, dal punto di vista lavorativo, mostrano di soffrire di più a causa della crisi economica conseguente il Covid.  di cui abbiamo appena concluso la distribuzione, deve essere letto come un’opportunità anche solo transitoria nella vita di una persona. Una risorsa importante per il destinatario, ma occasionale almeno così ci auguriamo, che però diventa anche risorsa per la collettività che si attiva, nelle varie dimensioni formali e informali del quartiere, diventando metodo per il presente e il futuro oltre l’emergenza”.

 il Giorno Economia 15/02/2021

 

Perché la vecchiaia è più difficile per le donne

«Lasciami tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una. Ci ho messo una vita a farmele venire». Anna Magnani

Perché dunque per le donne l’età crea un’ulteriore difficoltà?  Il tema sembra collocarsi negli stereotipi di genere che le donne subiscono con l’avanzare dell’età anagrafica (4). Con l’invecchiamento le donne devono affrontare non solo alcune condizioni inevitabili nel ciclo di vita di ogni essere umano (come per esempio l’indebolimento delle forze e della salute, lo scemare della memoria ecc.), ma qualcosa in più. Invecchiando, le donne subiscono lo stigma del decadimento fisico che le rende socialmente meno belle e desiderabili e professionalmente meno pronte per dei passaggi di ruolo e di responsabilità. Mentre è ancora diffusa la convinzione che gli uomini con l’età possano acquistare fascino e interesse, nelle conversazioni sono frequenti frasi come «è ancora una bella donna», «sembra più giovane»: espressioni che segnalano come la norma sociale di riferimento per la reputazione e la considerazione sociale e professionale delle donne sia la «bellezza della gioventù». La dittatura della bellezza, secondo i canoni estetici della gioventù, diffusa e incoraggiata dai mass media e dal web, travolge tutti, uomini e donne, vecchi e giovani, ma sembra condizionare soprattutto le donne più anziane. Il rispetto di certi modelli e canoni estetici viene sottilmente imposto come condizione indispensabile per il successo. E il bisogno di aderire a tale modello, contravvenendo alla propria identità fisica e psichica, è tale da rendere sempre più ricco il mercato dei prodotti di bellezza e della chirurgia estetica (5). Durante l’invecchiamento, che spesso coincide anche con un’età di forte cambiamento ormonale dovuto alla menopausa, si crea per le donne un circolo vizioso: da un lato la lotta contro l’invecchiamento fisico attraverso la manipolazione del proprio corpo rende le donne psichicamente fragili; dall’altro il burka estetico e il conseguente stigma professionale rendono impervio il riuscire a mantenere un atteggiamento di serenità nei confronti dei cambiamenti fisici che la vecchiaia comporta.

Simona Cuomo

 13/11/2019

 

Collage e foto  di Ingrid Negroni