Ho preso il virus

Emergo da un periodo strano, pieno di ansia  ma soprattutto di paura. Perché quando ti rendi conto, nel contesto assurdo in cui stiamo vivendo ora, che sei diventata “positiva” (e non nel significato ottimistico del termine) a quel cavolo di virus, di cui tutti o comunque buona parte della gente, ha il terrore…beh…vi posso assicurare che la prima cosa che provi, oltre al cosiddetto brivido lungo la schiena è… di “paura” allo stato puro.
D’altra parte le notizie generali sui media e in TV non sono certo confortanti, e sapere che in una frazione di secondi la tua vita è cambiata, la prima cosa che fai e che DEVI fare è quella di …isolarti, e in qualche modo, cercare di ISOLARE quell’alieno che è entrato nella tua vita o peggio, nel tuo corpo. La paura è uno stato che ti attanaglia la gola, immediatamente cerchi di avere a disposizione tutto quello che può aiutarti a combattere il nemico, quel cavolo di “qualcosa” che non vedi ma che sai di avere dentro e …stai male.
Anche fisicamente… hai la febbre… è vero, non un gran febbrone grazie al cielo, ma sei tutta acciaccata, ti fa male ogni giuntura, ogni muscolo, in parti del corpo di cui ignoravi l’esistenza, sei a pezzi…
Con l’aiuto del tuo medico, tieni monitorato il tuo corpo, che però nessuno, a parte te può verificare sul momento, che sta combattendo una lotta interna, di cui non saprai l’esito, ma comunque tu…combatti. Come? Non lo sai.  Sai solo che non vuoi arrenderti, non PUOI arrenderti, e se, durante il giorno con la luce, tutto ti sembra più abbordabile, la notte è quel momento che ti fa più paura. Nella notte tutto rallenta, anche i soccorsi, perché è quello il tarlo. Respiro? Buono…sì, respiri…sì… ma quant’è buono?… dove cavolo è il saturimetro? 97-98% … sembra ok … la tosse sopraggiunge dopo tre giorni (o quattro?) di febbre neanche tanto alta… è subdola la tosse… arriva che sembra solo un piccolo fastidio alla gola poi… il fastidio cresce e lo senti in profondità… ti brucia internamente la trachea…
Lo dici al tuo medico, che ti prescrive un antibiotico di ultima generazione… no, non è per il virus, ti dice… è per evitare una eventuale infezione… per il virus non esiste cura, ti conferma poi… e la paura ti attanaglia ancora di più lo stomaco…
Tra l’altro, giusto per stare tranquilli,  ha preso il virus anche tua madre… anziana… quadro clinico già pesante… parliamone… anzi no… che ansia…
E tu dentro sei talmente incazzata con te stessa  per la stupidità con cui SAI di aver preso il contagio. Sei stata attenta un anno! Un anno in cui ti sei scarnificata le mani a furia di lavartele… disinfettartele.
Hai lavato e disinfettato la casa da cima a fondo, sfinendoti e sfinendo chi ti stava vicino con le tue PARANOIE … come spesso ti dicono, e quindi?
E’ bastato un sorriso, o meglio uno starnuto di un bimbo, del tuo nipotino di un anno per l’esattezza… e tutto… tutto è scivolato giù per le scale di cantina. Ok…
Quindi? Stupida e imprudente sono le prime parole simpatiche che ti senti di dirti… poi arrivano quelle più pesanti… NO non dagli altri, da te stessa… e c……. è una della più leggere.
Quindi?  ‘sto cavolo che te la do vinta! Intanto restiamo assolutamente isolati da tutti e da tutto… pazzesco… vedi il mondo da fuori e per la prima volta realizzi in che casino sei fiondata. Sei fra gli appestati! Realizzi meglio quando il tuo medico attiva i medici USCA, che tu, NON hai mai sentito neanche nominare! Sono in Super Medici (che non ringrazierò MAI ABBASTANZA!) che ti seguono, ti monitorizzano e ti supportano in questo periodo folle in cui tu, sei chiusa e fuori dal mondo.
Arrivano suonando il campanello ma restano fuori, sul pianerottolo… loro si vestono e si svestono, solo e  sempre sul pianerottolo.  E ne entra solo uno, perché l’altro o l’altra, resta fuori, quindi chi entra sembra un astronauta. E’ li che pensi: cavolo è vero! Mi sono beccata un il virus e siamo in isolamento! Paura?  Sì folle! Il medico ha una tuta bianca di tessuto non tessuto, di quelle con il cappuccio, mascherina e visiera in plexiglass e guanti isolato bene ma, efficiente e tranquillizzante, cosa che apprezzo dal più profondo. Fa il tampone a me e alla mamma, ci chiede come pensiamo di aver preso il contagio e, naturalmente, mi sento di una stupidità colpevole nel dirgli del nipotino che ha fatto da vettore, ma lui ci scherza sopra e mi fa sentire un pochino, ma solo un pochino, meglio. L’esito è per l’indomani, ma noi abbiamo già fatto uno di quei tamponi non esattamente ufficiali, ma che comunque e purtroppo ci hanno già anticipato il contagio.
All’indomani la conferma del tampone molecolare mi fa tremare, anche se ormai lo sapevo, ma la paura è palpabile, tanto che chiamo al telefono una mia cara amica che ha avuto il virus in maniera anche pesante, e con lei tutta la sua famiglia, compreso il papà novantenne; ma tutti curati in casa a parte il nonno, ma comunque tutti guariti.
In ogni caso parlare con una che l’ha passato mi fa pensare che si può guarire anche se la prima cosa che faccio nel comunicargli il nostro contagio è poi quello di scoppiare a piangere. “Ho paura Silvia…ho una paura folle, che sento dentro” “E’ normale Mari’, mi dice affettuosamente, ma tu cerca di stare calma, ce la si può fare”.
E mi da un sacco di consigli, insomma, mi sta vicina. Da quel momento e per diversi giorni, è la sola persona che riesce a darmi un pò di sicurezza e di serenità.
E così affronto giorno per giorno questo virus, a cui non voglio concedere tregua, e se possibile lavo e disinfetto di più, perché avere meno carica batterica addosso è basilare. E vai di lavaggi al naso, e metti lo spazzolino dentro un bicchiere con metà acqua e metà candeggina, e cambi le lenzuola più spesso, e prendi la spesa senza fare oltrepassare la soglia a tuo marito, che stoicamente e tutti i giorni te la lascia sull’uscio, e arieggi e controlli il respiro tuo e di tua madre e poi… arriva la notte e con la notte i dubbi e la paura…tanta. E visto che la mamma non ti sembra vada bene, chiami la guardia medica e… ritornano i medici dell’USCA (Dio li benedica) che l’han tenuta monitorata per qualche giorno telefonandomi costantemente…altro rito della vestizione sul pianerottolo…ci si abitua a queste cose e…
“NO! Non va bene la saturazione, può essere il saturimetro signora, non si preoccupi. Sa, questi aggeggini comprati in fretta e furia in farmacia”
Poi fanno una ecografia alla mamma con una specie di smartphone (che invece è un ecografo portatile!) e scoprono che c’è una infezione polmonare in fase iniziale: “No, non grave, ma per sicurezza la facciamo portare al pronto soccorso per un piccolo controllo”
“Cosa devo fare?” chiedo “Lei niente, stia tranquilla ci pensiamo noi alla sua mamma”.
Un groppone ti attanaglia lo stomaco….cerchi di tranquillizzare la mamma senza riuscirci… è provata, dalla tosse e dai precedenti ricoveri, ultimamente tanti per la verità, è debole anche perché questo virus le sta togliendo le forze, però capisce e si rassegna. I medici dell’USCA salutano e dopo mezz’ora ecco l’ambulanza. Suonano alla porta. Uno è senza tuta, solo con la mascherina! “Guardi che qui siamo positivi” gli dico allarmata “Tranquilla, mi dice, l’ho già avuto anch’io”
Lo guardo e per assurdo che possa sembrare, la cosa mi tranquillizza: quindi anche lui è guarito. Insomma in questa altalena di pensieri saluto la mamma, lasciandola in mani estranee ma sicure, di questa gente che corre, che porta, che trasporta e consegna altra gente ma contagiata. In ogni caso la mamma viene trattenuta perché in atto, e per fortuna in fase iniziale, una polmonite bilaterale. Viene ricoverata a Villa Erbosa e tenuta sotto controllo, dove sta ancora aspettando di diventare negativa, perché ora come ora, QUESTA è la cosa basilare, diventare negativi.
Chi l’avrebbe mai detto, che essere negativi sarebbe  diventato positivo! Assurdo…
La verità è che in tutto questo di assurdo non c’è niente, come non è assurdo il fatto che una parte della mia famiglia sia stata contagiata da questo virus, di cui ho paura anche a chiamarlo per nome, credo ve ne sarete accorti. Credo faccia parte della mia strategia di sopravvivenza, o forse di un po’ di scaramanzia. Di fatto nelle notti di paura ho pregato. Di fatto nei giorni di paura ho attinto forza da tutti, da figli, marito, parenti e amici. Tanti amici, che ci hanno supportato moralmente e fisicamente, portandoci la spesa a casa e le medicine; lasciando sul pianerottolo la prima e attaccate alla maniglia le seconde. Ti rendi conto di quanto sia importante avere la vicinanza di qualcuno che ti sta vicino a lottare con te, incoraggiandoti  a non arrenderti a quella stanchezza che spesso ti coglie a tradimento. Oggi, dopo 23 (24?) giorni ho fatto il terzo tampone, sono andata a piedi fino al “drive in” dei tamponi,  mio marito è ancora positivo, mio figlio più grande anche lui è in attesa dell’esito del terzo, i suoi bimbi sono già guariti, fortunatamente l’han presa in forma non pesante. Sono rientrata un po’ provata, nel senso che ho sopravalutato le mie forze, ma comunque sono rientrata a casa felice di aver potuto assaporare, anche se per poche ore, un po’ di aria libera.
Attenzione, sono uscita sì, ma con mascherina e gel disinfettante, e credo che per un pezzo sarà parte del mio corredo di accessori della mia borsetta, o meglio, del mio zainetto.

Mi auguro ardentemente domani di leggere “negativo” nell’esito del mio terzo tampone, in ogni caso è un’esperienza che mi ha lasciato il segno. Permettetemi però di  dire, GRAZIE A  CARATTERI CUBITALI,  a  tutte “quelle persone” (al di là  dei miei familiari) che con una parola, una telefonata, la spesa, le medicine e non so cos’altro mi e ci, sono stati e ci sono ancora vicini. E’ in assoluto la “cosa” più bella che si possa provare. Un grande Grazie anche  e soprattutto ai medici (unici!) dell’USCA, e comunque a tutto il personale sanitario del Sant’Orsola e di Villa Erbosa con cui ho avuto contatti in quest’ ultimo periodo, persone di una UMANITA’  pazzesca, che mi han fatto capire se possibile, ancora di più, che il loro non è certo un “lavoro” adatto a tanti, ma che TANTI si sono lasciati coinvolgere da questa sfida e che lottano con noi e per noi, GRAZIE  DAVVERO!

 testo di Mariella Sanna