Diario di una vaccinazione

Alcuni giorni fa ho letto sui giornali la notizia: in Emilia-Romagna dal 12 aprile iniziano le prenotazioni per essere vaccinati dei nati dal 1947 al 1951. Accidenti, ho pensato, finalmente questa volta tocca anche a me!

Così, anche a causa dell’agitazione da improvvisa buona nuova, non riesco a dormire molto e all’una di lunedì 12 mi sveglio e il primo pensiero è stato: vado subito ad accendere il computer e cerco di collegarmi con il mio fascicolo sanitario. Se mi riesce potrei prenotarmi fra i primi. Detto fatto, mi collego, per la verità dopo alcuni tentativi, il sistema pareva non essere così “sveglio”.

Poi improvvisamente dopo nome utente e password, il sito mi risponde, si apre e vado subito alla pagina Vaccinazioni Covid-19, passo dopo passo seguo le istruzioni e, click dopo click, mi appare la schermata con la prenotazione. Lunedì 12 alle 15,15 ero prenotata per la vaccinazione nel luogo richiesto fra quelli più vicini ovvero alla Fiera.

Accidenti, un po’ incredula, non mi aspettavo che tutto avvenisse in modo così veloce, ma a questo punto, dopo aver stampato tutto anche se ho dovuto procedere alla stampa pagina per pagina perché non ne voleva sapere di farmi una stampa di tutte le pagine relative al modulo insieme, potevo tornare a dormire, erano le due di notte.

Arrivata l’ora dell’appuntamento parto e vado in Piazza della Costituzione, Centro Congressi, Fiera di Bologna. Quante belle iniziative e concerti ho visto in quelle sale! Ma oggi sono venuta per un altro “spettacolo”. Infatti invece di un manifesto che presenta un concerto trovo tanti cartelli con primule colorate, quelle della campagna Covid-19, e le primule mi guidano all’entrata.

Ci sono già un po’ di persone in fila, non sono ancora le 15, ma entro e dopo poco mi registro a “triage”, verifica prenotazione e avanti, piccola fila per colloquio pre-vaccino. Tante scrivanie con dietro due medici e davanti i vaccinandi che raccontano l’anamnesi (quante malattie hai, quanti medicinali prendi, se hai allergie ed altro). Qualcuno abbastanza veloce, qualcuno che non nasconde la voglia di raccontarsi e ci mette un po’ di più.

Ecco arriva il mio turno, non ho, per fortuna, molto da raccontare e velocemente vengo indirizzata allo step successivo dove, in una tenda allestita da mini-ambulatorio con tre giovani con camice bianco, uno dei tre mi chiede il braccio e in un attimo mi vaccina. Guardo il giovane medico quasi a dire … ma tutto qui, già fatto? Si mi dicono e il secondo appuntamento arriverà automaticamente nei prossimi giorni all’indirizzo telefonico o di posta elettronica da lei indicato. Bene allora, per la seconda dose, non mi resta che attendere!

A questo punto manca solo un ultimo fase, quella del riposo post vaccino di 15 minuti circa e intanto solerti operatori registrano tutti i passaggi e gentili volontari ti restituiscono un prezioso foglio: il “certificato vaccinale”, con tutte le vaccinazioni che da adulta hai fatto. Ma sono tante e non ricordi per nessuna di queste una campagna mediatica così invasiva, così assillante come quella di questi giorni.

È vero che questa pandemia in tempo di pace è un brutto capitolo, a livello mondiale, vissuto dagli abitanti di questo mondo che non smettiamo di maltrattare. Ma non sarebbe il caso di abbassare i toni tutti insieme e vedere se possiamo dare una mano a chi sta peggio di noi per uscirne tutti insieme al più presto?

Tutto sommato avere scoperto in così poco tempo un vaccino contro un virus così aggressivo è un successo della medicina mondiale. Tanti ricercatori che in ogni parte del mondo hanno trovato soluzioni per combattere questo nemico di tutti.
Io mi sento sollevata, so che fra pochi giorni potrò, anche se ancora con qualche precauzione (mascherina e mani lavate), potrò ricominciare a vedere all’aperto figli, nipoti e amici che da troppo tempo vedo solo sul cellulare in video-chiamate. E comincio a pensare al mare ed alle vacanze estive… corro troppo? Forse ma non siamo tutti stanchi dell’isolamento forzato, non abbiamo bisogno di convivialità? Sono ottimista per natura, ma ultimamente mi stavo intristendo.

Mi chiedo quanto questo virus abbia cambiato le nostre vite. Una cosa è certa: la nostra percezione è cambiata profondamente, non tralasceremo più le piccole cose, sapremo apprezzarle e dare loro il giusto valore.

Intanto da oggi si ricomincia, piano, piano, ma si ricomincia a vivere INSIEME!

una redattrice del blog