Questa non è una pizzeria

Claudia e Michele mi accolgono con il sorriso di chi sta attraversando un momento altamente positivo, forse addirittura “magico”: il crowdfunding avviato dalla pizzeria “Porta Pazienza” circa un mese fa, si è concluso con risultati che hanno superato ogni aspettativa.
Ma di che si tratta esattamente? Il nome, come tutti gli anglicismi che s’infiltrano nel nostro vocabolario, va brevemente illustrato, anche se si tratta di una pratica ormai diffusa, in questi anni di crisi economica.
Possiamo definirlo “microfinanziamento collettivo” finalizzato a consentire a progetti che difficilmente riceverebbero fondi adeguati, di vedere la luce. Per facilitare l’incontro tra a chi promuove il progetto e chi lo finanzierà anche solo con un minuscolo contributo, generalmente si ricorre a piattaforme informatiche che forniscono supporto organizzativo.

Redazione: Mi piacerebbe ricostruire la storia di questa avventura che avete avviato un mese fa; sapere come l’avete vissuta.
Rivolgo questa domanda a Claudia Calvisi, attivissima collaboratrice di ”Porta Pazienza”, anche se da poco trapiantata al Pilastro.
C.C.: Nei primi mesi di quest’anno ci siamo resi conto che la minaccia di chiudere definitivamente era ormai un rischio imminente. Non ci siamo orientati subito verso il crowdfunding perché volevamo trovare una soluzione in autonomia. Ma alla fine abbiamo dovuto arrenderci ai fatti: con le nostre sole forze non avremmo potuto risollevarci.

R.: Stiamo parlando del food truck, il fenomeno dei camion di alta cucina ambulante che sta dilagando.
C.M.: Esattamente, del food truck e di tutta l’attrezzatura che richiede. Questo mezzo in grado di portare la nostra ristorazione nelle strade, in contesti nuovi, rappresentava il primo step della raccolta e l’abbiamo raggiunto in circa una settimana. Poi il totalizzatore ha continuato a crescere, crescere. Ma la cosa esaltante è stata che parallelamente ha cominciato a svilupparsi una rete di collaborazioni fino ad allora impensabile, che ancora oggi, a campagna conclusa,  continua ad espandersi.

R.: Siete già in trattative per il camion?
“L’offerta è molto abbondante e variegata. Stiamo valutando” è Michele Ammendola a prendere la parola., “ci sono state diverse sorprese in questo periodo: la quantità, ma soprattutto la varietà degli offerenti. Se si va a guardare l’elenco dei 468 (!) donatori che ci hanno dato il loro appoggio, ci accorgiamo che si va dall’Arci Gay all’Agesci, da personaggi come “Cisco” Bellotti dei Modena City Ramblers allo scrittore Maurizio de Giovanni, da Flavio Insinna a giornalisti come Filippo Solibello di Caterpillar e Sandro Ruotolo. E le adesioni continuano ad arrivare”.

R.: C’è da immaginare che questo passa parola proseguirà per parecchio tempo a tutto vantaggio della vostra visibilità.
M.A.: “E’ una bella storia e forse anche un inizio per sviluppi che non riusciamo per ora nemmeno a immaginare. Attualmente sotto il profilo economico “Porta Pazienza” è allo stremo delle sue risorse. Sta per arrivare una montagna di soldi, è vero, ma non fraintendiamo: sono fondi finalizzati alla realizzazione del progetto che abbiamo presentato ai nostri sostenitori, qualcosa che ci permetta di imboccare nuove strade. Avremmo potuto chiedere: dateci una mano a pagare i debiti. Invece rilanciamo, facciamo qualcosa per poterci meglio strutturare. Abbiamo  ricevuto tanto e adesso non possiamo sbagliare, perché questo food truck è figlio di tutti, quindi le scelte che andremo a fare dovranno essere ancora più ponderate.
Non è che uno ti dona dei soldi perché si fida di te e tu li vai a sperperare. Certamente “Porta Pazienza” ha dimostrato in questo periodo, che è in grado di suscitare interesse non solo per il tipo di ristorazione che propone, ma anche per il complesso delle attività che promuove da tempo: dall’impiego di prodotti provenienti da terre confiscate alle mafie, al coinvolgimento lavorativo di persone appartenenti a categorie protette, dall’impegno sul fronte della lotta all’autismo ai programmi di solidarietà. QUESTA NON E’ (solo) UNA PIZZERIA, come dice un nostro slogan, MA UN PROGETTO SOCIALE.”

Intervista di Lino Bertone