Acer al Pilastro

Intervistiamo Marco Bertuzzi Vice-presidente Acer Bologna che con l’affabile disponibilità che lo caratterizza risponde alle nostre domande.
Redazione: In merito alla presenza massiccia di interventi di residenza assistita nel rione Pilastro possiamo, con alcuni numeri sintetici, aiutare il lettore a capire quanto pesano gli interventi di Acer al Pilastro?
Bertuzzi:
Nell’area del Pilastro, sottozona del Quartiere San Donato-San Vitale, sono 838 i nuclei familiari che vivono in case popolari, pari a circa un dodicesimo dei nuclei che vivono in case Acer a Bologna.
Si tratta di un numero importante di persone, all’interno del quartiere San Donato San Vitale, con la maggiore presenza di alloggi di edilizia pubblica in città. È quindi evidente che l’intervento pubblico ha – giustamente – un forte impatto in quest’area.

Redazione: Il monitoraggio della situazione, con particolare riferimento alla corretta gestione degli immobili da parte degli assegnatari, come sta procedendo ed in particolare sono state evidenziate particolari criticità riconducibili all’avvento della pandemia Covid-19?
Bertuzzi: A partire dal 2020, in concomitanza con l’insorgere di diverse problematiche consequenziali allo stato di emergenza da Covid-19, Acer ha operato la scelta strategica di rafforzare, nel rione Pilastro così come in altri comparti abitativi nevralgici di Bologna, la sua azione di controllo amministrativo al fine di garantire il più possibile il rispetto del regolamento del Comune di Bologna per le modalità d’uso degli alloggi di Erp e delle parti comuni, il contrasto alle occupazioni abusive, il regolare utilizzo degli alloggi assegnati e delle altre unità immobiliari annesse al fabbricato, quali ad esempio locali ad uso commerciale.
Tale rafforzamento, attuato grazie anche alla collaborazione sinergica con le forze dell’ordine quando necessario, ha contribuito a migliorare la situazione generale dei comparti abitativi Erp del Pilastro, seppure nella piena consapevolezza che una parte dei problemi deve essere ancora risolta.
Sul piano operativo, a partire da settembre 2020, con il rafforzamento del nostro ufficio Disciplina, sono stati effettuati 25 sopralluoghi ispettivi – di cui 5 nelle cantine – sia a carattere preventivo sia a seguito di segnalazioni circostanziate degli assegnatari, finalizzati ad accertare il mancato rispetto del regolamento comunale, il regolare utilizzo degli alloggi assegnati o eventuali occupazioni abusive.
A fronte di accertate violazioni del regolamento comunale, sono state inviate 40 lettere di diffida.

Redazione:  La cura delle parti comuni negli immobili di pertinenza ACER a volte viene indicata da diversi cittadini come carente. Spesso si collega il senso di degrado di alcune aree specifiche a fenomeni di questo tipo. Sono in atto o allo studio misure volte a contenere questi fenomeni?
Bertuzzi: Sul versante del contrasto al degrado, sono stati attuati otto interventi di sgombero di masserizie e rifiuti vari e sono stati rimossi 11 automobili. Sono in corso di svolgimento le procedure amministrative per la rimozione di altri 10 veicoli (7 auto e 3 scooter) precedentemente identificati. Inoltre sono stati messi in sicurezza 11 alloggi con porte antintrusione e pannelli d’acciaio alle finestre dove necessario.
Acer si occupa regolarmente della manutenzione delle parti comuni, anche laddove i problemi non sono dovuti a usura o vetustà ma a violazioni del regolamento da parte degli inquilini o ad atti di teppismo. Per fare un solo esempio, nello stesso periodo di cui parliamo sono stati effettuati venti interventi di riparazione dei portoni d’ingresso dei fabbricati e sette interventi di riparazione delle porte d’accesso alle cantine. Gli agenti accertatori monitorano costantemente la presenza di masserizie e di nuovi mezzi abbandonati e attivano le procedure per la rimozione.
Ma, più che le sanzioni, riteniamo efficaci le azioni educative, in grado di attivare negli inquilini il senso civico e la consapevolezza di far parte di una comunità. A tal fine abbiamo realizzato una guida a fumetti sulle regole del buon vicinato e sono allo studio altre iniziative rivolte a chi abita nelle case popolari, a partire dai più giovani.

Redazione: Il tema del contrasto della povertà e più in generale del disagio socioeconomico, che rischia di trovare nella pandemia un acceleratore formidabile, vede interessati diversi enti pubblici oltre a vaste aree del terzo settore. In questo quadro appare molto importante la condivisione dei dati di conoscenza fra i diversi attori. Le diverse banche dati esistenti e quelle in fase di allestimento sono utilizzabili ed utilizzate sia a fini repressivi che di programmazione?
Bertuzzi:
Per il contrasto alla povertà, Acer Bologna contribuisce ai progetti di welfare dell’Amministrazione comunale per la parte relativa all’assegnazione della casa. Abbiamo data base che condividiamo con il Comune e tutte le istitituzioni pubbliche del territorio, come Prefettura e forze dell’ordine, per le loro diverse finalità e per dare le soluzioni più mirate.
Per esempio, sulla morosità partecipiamo al tavolo del Protocollo Sfratti per capire quali casi possono accedere a quel tipo di fondo. I dati vengono condivisi in base alle esigenze. Noi siamo in grado di fornire dati al Comune anche “a monte” di una richiesta di un assegnatario Erp, senza che debba chiederli al nucleo per verificare se ne ha titolo, come è accaduto anche di recente per il contributo per l’affitto. Ovviamente la condivisione dei data base non è indiscriminata, ma mirata ai fini che si vogliono raggiungere.
Il contrasto alla povertà si applica in tante azioni diverse, di cui ACER è solo un pezzo. La relazione con i servizi sociali, ad esempio, è continua e anche a due vie: spesso noi segnaliamo loro i nuclei che riteniamo debbano essere presi in carico. I servizi di enti diversi interagiscono sempre, come per altro prevede la normativa attuale che richiede che i dati vengano condivisi per le singole esigenze. Soltanto facendo rete si può lavorare per il contrasto alla povertà.

Redazione: Regione, Città metropolitana, Comune e Quartiere oltre alle diverse strutture presenti sul territorio con funzione di controllo ed eventuale repressione (Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Vigili urbani) per quanto di Vostra conoscenza, possono contare su dati di conoscenza omogenei, aggiornati ed utili per prevenire fenomeni di infiltrazioni anche massive di criminalità organizzata?
Bertuzzi: Acer è un ente di politica locale, che interagisce con Comune, Quartieri, Città metropolitana. Ma anche con le forze dell’ordine, la Polizia locale, i Carabinieri, la Guardia di Finanza per quanto riguarda i controlli reddituali, la Prefettura per ciò che concerne la sicurezza urbana.
Alle indagini contribuiamo sempre con grande spirito collaborativo. Ricordo ad esempio che a un nostro locale adibito bar, a cui il Questore aveva sospeso la licenza perché frequentato da pregiudicati, abbiamo deciso di rescindere il contratto di locazione per evitare che divenisse un punto d’aggregazione di personaggi pericolosi per i residenti e per l’ordine pubblico.
Per quanto riguarda gli appalti poi, Acer segue le prescrizioni emanate dall’ANAC in tema di trasparenza e anticorruzione e mette in rete tutte le informazioni richieste. Ma non basta. Perché l’attenzione di Acer cerca anche di prevenire le irregolarità. Ricordo l’esempio eclatante di un cantiere in Bolognina: dopo che abbiamo rescisso il contratto alla ditta vincitrice per sospette collusioni, abbiamo ottenuto ragione in tutti i gradi di giudizio, fino al Consiglio di Stato.
Anche nelle piccole cose siamo molto attenti: facciamo i controlli reddituali sia in entrata, sia durante la permanenza nelle nostre case. La criminalità organizzata non si manifesta solo negli appalti, ma si può ritrovare anche in altre situazioni come lo spaccio o le stesse occupazioni abusive. In altre realtà nazionali c’è una sorta di mercimonio della casa pubblica, spesso in mano ai clan. Questo fenomeno a Bologna non esiste, proprio perché non ci sono alloggi occupati. Già il contrasto di un singolo episodio, ovviamente sempre in collaborazione con le forze dell’ordine, è una forma di contrasto alla criminalità. Micro-azioni capillari quotidiane di controllo permettono di evitare la creazione di un sistema criminale.

a cura di Susi Realti