Saman: pareri di donne

Il 29 Aprile Saman Abbas, una ragazza pachistana di 18 anni, scompare a Novellara, in provincia di Reggio Emilia. Oggi, a quasi tre mesi dalla sua scomparsa, gli inquirenti sono ancora alla ricerca del suo corpo. Omicidio, femminicidio. L’ennesimo all’interno della nostra penisola. Dal 29 Aprile tutti i media hanno parlato quotidianamente del caso di Saman.
Dario Ruggieri, giornalista, ne ha parlato con Giovanna Cosenza, docente di Teoria dei linguaggi ed esperta di Media digitali all’Università di Bologna. Lo ringraziamo e vi invitiamo a leggere il testo integrare ricco di considerazioni sulla polarizzazione degli approcci e razzismo.
“La regola numero uno dovrebbe essere quella di non strumentalizzare l’evento criminale appiattendolo sull’etnia dei pachistani e sulla questione religiosa, le posizioni sono polarizzate, e i media sfruttano questa semplificazione.”…..
“Seguendo il caso di Saman, sono rimasta incredibilmente sorpresa dal mancato dibattito sul ruolo dei servizi sociali e sulle loro responsabilità. Perché la giovane non è stata protetta? Perché non è stata accompagnata a casa dei genitori? Perché non riusciamo ad evitare i femminicidi in Italia? La soluzione sarebbe un investimento ingente sul welfare sociale.”…
“Il caso di Saman è stato caratterizzato da una narrativa drammatica e sensazionalista. Purtroppo non è accaduto nulla di diverso rispetto ad altri casi.”…..
“Il problema è sempre lo stesso, ovvero che coloro che sostengono che viviamo in una società fallocentrica tendono a negare che questo fattore è “anche” collegato alla cultura pachistana e alla religione islamica, esattamente come possiamo affermare che il patriarcato è “anche” collegato alla cultura italiana e cattolica…..La cultura italiana e quella pachistana sono molto diverse. Ma purtroppo, anche se per motivi diversi, in entrambe le donne sono ancora oggi vittime di violenza.”

Per giorni la macchina dei media si è ingolfata di commenti di questo tipo, ma si sono sentite poco le voci di persone migranti e musulmane. Non ha fatto eccezione l’informazione sulla fatwa contro i matrimoni forzati pubblicata da UCOII (Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche Italiane) per cui abbiamo intervistato Yassine Lafram, Presidente di UCOII e trovate l’intervista in questo link.

Abbiamo cercato fra le nostre e i nostri conoscenti persone disponibile a rilasciarci un breve parere anche anonimo, ma non è stato facile. Alcuni con cui ci sono rapporti da vicini di casa, o da conoscenti con cui si è condiviso qualche percorso, hanno preferito evitare in modo diplomatico di pronunciarsi.
Le due donne che ci hanno risposto, e che ringraziamo, sono persone attive nella vita della comunità. Abbiamo chiesto cosa pensassero del “caso” di Saman, lasciando loro anche la definizione/giudizio; sapendo che sono musulmane abbiamo chiesto cosa pensassero della fatwa di UCOII.
Raja Naamatallah ci ha detto: “E’ una tragedia familiare non c’entra niente con l’Islam.
Islam ha sempre rispettato le donne e dato grande valore: la prima donna medico 15 secoli fa è stata una donna musulmana e si occupava di maschi e di femmine; la prima ministra dell’economia è stata una musulmana che comandava su uomini e su donne. Io sono marocchina, abbiamo donne generali, mia sorella è nell’aeronautica ed ha una donna come generale…..
E’ la catastrofe di una famiglia in cui comandano gli uomini maschilisti, così come in Italia e in Europa in cui i casi di femminicidio è maschilismo puro: non c’entra l’islam, non c’entra il cattolicesimo; le religioni non c’entrano sono uomini che non tollerano la libertà delle donne.”
“La recente Fatwa dell’UCOII? Non ho letto. Io ho studiato e leggo il Corano tutti i giorni e dice: trattare bene le donne. La donna è il pilastro della società. E’ una scuola: come hai insegnato, insegnerà, se le insegni libertà, libertà insegnarà. Il Profeta ha detto che chi da una buona educazione alla figlia avrà un castello in Paradiso; si è battuto contro la soppressione delle neonate. Trattare bene le donne.”
Con una telefonata a Fadua Gana, ho raccolto anche il suo parere: “E’ un omicidio, quel padre non è un buon musulmano. Ho letto poco di questo episodio, fra bambino e lavoro sono molto impegnata. Vedi, io e mio fratello siamo stati educati da mio padre in modo molto diverso: lui è molto religioso e praticante, si è battuto per avere il Centro Interculturale, è molto impegnato nella comunità, e ci ha educati alla libertà. Io mi sono sposata perchè con il mio fidanzato non volevamo vivere nel peccato, ma è l’uomo che mi sono scelta e che amo.”….”La fatwa di Ucoii? No, non ne so niente. L’Islam rispetta le donne, si sa. I femminicidi sia di italiane che di migranti non c’entrano con le religioni: sono uomini che non vogliono perdere il potere sulle donne.”
Ci ha colpito che tre donne di generazioni e ruolo sociale differente siano tutte d’accordo; chiudiamo con le parole di Fadua che sono anche le nostre “uomini che non vogliono perdere il potere sulle donne”.

A cura di Claudia Boattini e Mariella Sanna

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