Avere un orto ti cambia la visione

Da circa 8 anni coltivo un orto nello spazio  dedicato della Fattoria Urbana.
Benché molto appassionata di piante e con un certo “pollice verde”, non avevo mai avuto esperienza di orto ed ho cominciato da zero. Sbagliando, riprovando, guardando gli altri ortolani, leggendo libri.
Ora, a distanza di 8 anni, qualcosa di più ci capisco, sarebbe grave il contrario; ma ho ancora tanto, tanto da imparare.
Quello di cui mi sono accorta è che, avere un orto, ha progressivamente ed impercettibilmente cambiato la mia percezione in molti aspetti.

Metereologia:
Tre quarti dei proverbi popolari riguardano la metereologia; un motivo ci deve pur essere! Che importanza ha il clima per le piante lo capisci quando coltivi qualcosa.
Ora  sto istintivamente più attenta quando piove e quando no; se grandina il mio primo pensiero va all’orto.
E le gelate tardive, che annientano le prime piantine tanto amorevolmente messe a dimora..
Insomma, “che tempo che fa” è diventato più importante ed influente di prima.

Quando:
L’orto, le piante, come ogni forma vivente ha bisogno di cura, di attenzioni; che vanno date quando occorrono. Si possono programmare, certamente,  ma con una certa rigidità. Se piove per tre giorni è impossibile lavorare la terra, lo capisci al volo quando provi perchè tu, inesperta, avevi programmato così: la terra bagnata è troppo pesante.
Se c’è la calura estiva è vivamente sconsigliato stare nell’orto nelle ore centrali del giorno, e anche questo è evidente: basta andare nell’orto alle 11 del mattino in luglio …Insomma, bisogna trovare il tempo nel momento giusto.
Il problema è che oramai siamo abituati  all’indifferenza rispetto agli orari ed alle stagioni, a passare sempre più parte della nostra vita in un “dentro ” protetto e climatizzato, indifferenti ed inconsapevoli del fuori.
L’orto ti fa rivivere quel “fuori”, ti ricorda  il caldo e il freddo, il giorno e la notte, l’asciutto ed il bagnato. Persino che esistono le fasi lunari, perché che certe piante vengono su meglio se piantate in una fase lunare anziché in un’altra. Incredibile!

Tutto ciò è buono e positivo, almeno per me.

Aspettare, provare
Quando a marzo  si piantano i pomodori quasi non ci si crede che a luglio si mangeranno pomodori in insalata fino ad ottobre e che, se va tutto bene,  si riuscirà a fare anche un po’ di  conserva.
3-4 mesi ad attendere che la natura compia il suo ciclo: che la pianta cresca, che fiorisca, che si formino quei primi pallini verdi che poi crescono e virano al rosa. E  infine che emozione quando tra il verde si iniziano ad intravedere i primi rossi maturi.
Mi sento meno potente sulla natura e più soggetta ai suoi ritmi. E anche questo non è male, secondo me.

Raccogliere frutti preziosi
Nella cultura popolare, buttare cibo era peccato. Piangeva la Madonna! come diceva mia nonna. E questo non era solo frutto della miseria, ma di un maggior rispetto per il cibo.
Se si pensa all’immediatezza della nostra abitudine di comprare con modalità “riempio il carrello”  al supermercato sembra una cosa senza senso.
Il supermercato pare ci possa dare tutto quello di cui abbiamo voglia/ bisogno, già pulito e lavato, confezionato ed asettico, 12 mesi all’anno. Ci vizia e ci confonde, facendoci sentire onnipotenti . Ma è un potere  fasullo, ovviamente.
Se hai un orto ogni frutto è prezioso, nulla può andare sprecato, sai quanto c’è voluto perchè fosse pronto quel frutto.
Se il raccolto è abbondante, ti devi dare da fare per trovare il modo di conservare il surplus, o lo regali…. Buttare no, non se ne parla. Ti parrebbe un’offesa.
Probabilmente, se hai un orto,  smetti di cercare le fragole e le melanzane a dicembre, non per virtuosismo etico o perchè troppo costoso. No, semplicemente perchè senti l’assurdità e l’innaturalità di questo.
Sei più rispettoso del cibo e non lo sprechi.

Ricchezze perdute
Ammettiamolo: ogni volta si facciamo  qualcosa di buono e di bello, è una soddisfazione per noi. Che sia un abito o un golfino ai ferri, un disegno o un dolce fatto in casa, raccogliere frutti o realizzare una bella composizione fiorita, un manufatto di legno. Passare da un materiale a un oggetto, un prodotto . O da un’idea, un’ispirazione alla sua realizzazione è una grande soddisfazione.
Ma anche  organizzare un viaggio, un evento, uno spettacolo: una festa.
Certo, richiede tempo, energia, voglia di fare. Però la ricompensa c’è!
Attualmente abbiamo tutto già fatto: vestiti, cibi, oggetti, notizie , ricerche…persino i viaggi, i matrimoni, le feste di compleanno. Ci sono confezioni e pacchetti pronti per tutto. Si può ricevere a casa qualsiasi cosa, dalle lenzuola nuove alla cena preparata.
Una grande comodità, innegabile, di cui tutti, a partire da me, più o meno abusiamo.
Peccato che, senza accorgercene, stiamo diventando progressivamente più incapaci di autogestirci e stiamo rinunciando a molte nostre potenzialità e possibili soddisfazioni.

Mangiare qualcosa che si è coltivato in proprio, anche semplicemente un’insalata, è una soddisfazione.

Testo e foto  di Ingrid Negroni