Iwao, da Tokio all’Italia..solo andata.

Iwao, 20 anni, viveva nei pressi di Tokio con i genitori, una sorella e un fratello. Era stato ammesso alla Waseda di Tokio, una delle università più esclusive del Paese dove studiava letteratura giapponese. Un suo grande desiderio era conoscere l’arte, la lingua, le tradizioni italiane. Aveva ottenuto una borsa di studio dal Centro Culturale Italiano a Tokio e il 23 luglio era arrivato a Roma dove era rimasto una settimana trascorsa la quale era partito per Firenze. Il 2 agosto decise di lasciare il capoluogo toscano per raggiungere Bologna. Iwao teneva un diario del suo viaggio in Italia su cui si legge: «2 agosto: sono alla stazione di Bologna. Telefono a Teresa ma non c’è. Decido quindi di andare a Venezia. Prendo il treno che parte alle 11:11. Ho preso un cestino da viaggio che ho pagato cinquemila lire. Dentro c’è carne, uova, patate, pane e vino. Mentre scrivo sto mangiando». Fu l’ultima pagina perché lo scoppio della bomba lo uccise.

Il 2 agosto di 41 anni fa il padre di Iwao Sekiguchi ricevette la comunicazione della morte di suo figlio in una stazione italiana.

Paolo Bolognesi, Presidente dell’Associazione vittime del 2 agosto, oggi dal palco, concludendo il suo discorso e rispondendo ai tanti che gli chiedono come fa l’Associazione a resistere dopo 40 anni, ha riportato alcune cose che disse  questo padre al suo arrivo a Bologna dopo il volo in Italia da Tokio.
Parlò dell’arte giapponese del Kintsugi, che prevede di riparare oggetti spezzati, distrutti, frantumati con l’oro.
L’ oro rende possibile, con lunghi e delicati interventi di riparazione, il rinascere di questi oggetti, e li impreziosisce, rendendoli unici. L’arte del kintsugi viene spesso utilizzata come simbolo e metafora di resilienza.

Le ferite restano e non si cancellano.
41 anni di storia e molta fatica, l’Associazione familiari delle vittime sta applicando l’arte del Kunsugi.
Ogni intervento dal palco, il Presidente della Repubblica, Virginio Merola e la Piazza tutta ringraziano l’ Associazione per il continuo e costante lavoro di stimolo e ricerca della memoria, della giustizia e soprattutto della verità.

A tal proposito mi pare doveroso riportare uno stralcio del discorso del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che testimonia l’importanza di questa azione:
“I bolognesi e gli italiani seppero reagire con sofferto coraggio, offrendo solidarietà a chi aveva bisogno di aiuto, di cure, di conforto. Affermando un forte spirito di unità di fronte al gesto eversivo diretto contro il popolo italiano. Sostenendo nel tempo le domande di verità e di giustizia, che, a partire dai familiari, hanno reso la memoria di questo evento disumano un motore di riscatto civile e un monito da trasmettere alle generazioni più giovani.
L’impegno di uomini dello Stato, sostenuti dall’esigente e meritoria iniziativa dell’Associazione tra i Familiari delle vittime, ha portato a conclusioni giudiziarie che hanno messo in luce la matrice neofascista della bomba esplosa la mattina del 2 agosto 1980. Non tutte le ombre sono state dissipate e forte è, ancora, l’impegno di ricerca di una completa verità.”


2 agosto 2021
Testo Ingrid Negroni
Riportiamo il testo integrale dell’intervento di Bolognesi per la completezza del rendiconto di quanta verità sia già stata fatta sulla strage dalla giustizia italiana.