Pilastro/Marocco, con biglietto aereo “andata e ritorno”

Oggi mi va di raccontare una storia, una “bella” storia. No, non una di quelle sdolcinate, una storia possibile e vera. Come il sole e la luna. Troppo romantica? beh…leggetela, vi ruberà poco tempo, ma ne varrà la pena.

Komal, Ruta, Hanan e Doroty, 4 nomi decisamente dal suono esotico, e sicuramente ai più, anche sconosciuti, ma che vi suoneranno più familiari man mano  ci inoltreremo in questo racconto, vedrete,

Quattro ragazze appena ventenni, e alcune di loro nate in Italia, le altre praticamente come se lo fossero, sono arrivate da noi praticamente in fasce; per cui parlano correttamente l’italiano e anche l’inglese. Giusto per la cronaca. Non sappiamo le dinamiche dei loro primi incontri, sappiamo però, e con certezza, il loro sogno. Ripercorrere a ritroso il cammino delle loro radici. Alzi la mano chi non ha mai pensato di farsi fare da qualche agenzia specializzata l’Albero genealogico della propria famiglia. Ecco, Komal, Ruta, Hanan e Doroty non miravano proprio a “quell’albero”, il loro desiderio era semplicemente quello di fare all’inverso, il cammino dei loro genitori,. Considerazioni, interrogativi, su come, quando, dove….mille le domande e mille le risposte, ma sempre con lo stesso comune denominatore.

Vogliamo andare

Vogliamo conoscere

Vogliamo vedere coi nostri occhi luoghi fuori dalle rotte turistiche abituali.

Posti anche scomodi, dove spesso c’è un caldo da morire, e dove  l’aria condizionata è un miraggio, dove per lavarti, magari non hai la doccia in camera, ma dove la gente ti sorride con il cuore negli occhi, e che condivide con te il cibo che ha. Cibo semplice ma profumato di spezie, che ti riscalda lo  stomaco perché piccante, ma anche  l’anima, perché magari, anche solo per alcune di loro, ci sono i profumi ed i sapori della terra dei loro genitori .

Certo, spiegata così, sembrerebbe di una semplicità unica, di fatto per le quattro ventenni, qualcuna ancora studia, quindi senza grandi introiti su cui poter contare, affrontare anche un qualsiasi viaggio, non sembrava così fattibile. Ma nella vita, si sa, gli imprevisti sono all’ordine del giorno, e non sempre sono imprevisti negativi. Quindi succede che, e per fortuna, esistono associazioni interculturali, che si muovono, operano, e creano opportunità per i giovani e non solo! Che promuovono una forma di turismo sostenibile,  come “Sopra i Ponti” un’associazione che fa proprio ” da  ponte”  per opportunità e iniziative finalizzate alla conoscenza delle culture e agli  scambi ecosostenibili, in questo caso in Marocco.  E le ragazze, sono state parte di un progetto finanziato daOIM(Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) per la quale  Sopra i Ponti  ha fatto da tramite, che ha permesso loro, di realizzare questo sogno. Faccio una piccola  premessa, specificando che non tutte le quattro aspiranti viaggiatrici, sono di nazionalità marocchina, ma contribuire ad un progetto di turismo nelle cooperative di, e in, villaggi del Marocco, in zone rurali e fuori dai soliti giri turistici convenzionali, è un po’ come aprire un varco in una valle ancora da esplorare.

Per una di loro non è stata la prima volta; il Marocco è la terra di suo padre, infatti Hanan, ha la doppia cittadinanza.  Ma è comunque, come per le altre,  la prima volta che respira aria di luoghi insoliti e sconosciuti ai turisti che scelgono rotte semplici e comode. Loro accettano la sfida dei villaggi fuori mano, con case costruite ancora con mattoni di fango impastati a  mano, come una volta. Ma i colori, i profumi e i sorrisi delle genti che le accolgono, valgono il doppio su tutto. Vuoi mettere alloggiare fra quelle persone che ti accolgono con il sorriso negli occhi? Vuoi mettere godere di quei tramonti e di quelle albe, con i profumi e i rumori in una oasi in pieno deserto?

Komal, Ruta,Hanan e Doroty  non temono l’avventura, anzi si sentono nel loro elemento. Qualcuna di  loro parla la lingua di chi li ospita, le altre masticano un po’ di inglese, ma come spesso accade, le forme dialettali cambiano le parole, per cui spesso il dialogo si esprime con la gestualità, un modo che si perde nella notte dei tempi, in cui le mani, il viso, gli occhi e il corpo, riescono  ad esprimere e a “parlare”. Ebbene Komal, Ruta, Hanan e Doroty non sono certo immuni dal fascino del dialogo gestuale e dal risultato del reportage e dalle loro testimonianze, pare che il risultato sia stato più che soddisfacente.

Ma parliamo di cibo, di cus-cus per esempio! Niente di meglio che prendere lezioni da chi il cus-cus lo sa fare da generazioni e magari anche in loco! Anche questo hanno sperimentato le nostre ragazze, curiose e con l’orgoglio tipico dei giovani, di potersi fregiare anche di una bella esperienza culinaria,  senza contare gli altri piatti tradizionali, profumati di spezie, insomma una full-immersion  marocchina che ha lasciato il segno. Ma che dire quando si sono trovate davanti alla popolazione Berbera? Si sono sentite talmente stregate che non hanno potuto rifiutare una sfilata con indosso i costumi tradizionali; e che colori! Le foto per quanto belle, non rendono giustizia.  Pare ci sia stato  qualche problema di comprensione per via della lingua, il berbero é un po’ più raro e difficile, superato comunque, grazie anche all’interprete marocchino che fa sempre comodo in circostanze in cui anche i gesti, con tutta la buona volontà, non riescono a chiarire al meglio. Naturalmente il pezzo forte del viaggio è stato il conoscere le realtà lavorative delle cooperative sul territorio, soprattutto alcune, anche perché  gestite da sole donne, e considerate le dicerie, sapere che le donne del Marocco hanno delle capacità imprenditoriali, pari alle donne dell’occidente non ci sembra una notizia da poco. 

Qualcuno potrebbe chiedersi, come mai tanto interesse per questo viaggio; è tutto molto semplice, l’esperienza di Hanan, Komal, Doroty e Ruta, ci ha affascinato, perché con la loro voglia di conoscenza, hanno aperto un varco, anzi hanno fatto da “Ponte” verso realtà umanamente accessibili, considerato soprattutto anche il periodo particolare in cui stiamo vivendo; mi riferisco al covid, e loro sono riuscite a gestire il viaggio, rispettando i limiti condizionati dal virus.  E giusto per la cronaca, Mercoledì 8 settembre 2021, presso i giardini del Circolo La Fattoria del Pilastro, in via Luigi Pirandello 6, era presente anche la sottoscritta, insieme ad un bel gruppetto di  persone,  alla presentazione del reportage fotografico e filmato, con un titolo che era già di per sé un programma: 4 Ragazze per 4 Continenti. Il tutto presentato e coordinato da Leila Oumoucha, anche lei giovanissima e anche lei  con la doppia nazionalità.  L’entusiasmo e il calore che ci hanno trasmesso le nostre viaggiatrici, credo l’abbiate letto fra queste righe, comunque riduttive, rispetto a quello che abbiamo assaporato visivamente e non solo; i loro racconti, dal vivo erano carichi di quell’entusiasmo che solo chi ha vissuto una esperienza particolare, può avere. Rendo noto inoltre  che,  per chi volesse, può rivivere quei momenti, accedendo dal link inserito nel contesto https://www.youtube.com/watch?v=SflUmAsg6Y4. Peccato per chi non ha potuto partecipare, si è perso la degustazione di un gustosissimo tè alla menta,offerto da Al Ghofrane, una associazione marocchina che opera al Pilastro ormai da 20anni, ed erano presenti con noi due dei responsabili,  Gana e Sofian El Harki; Gana soprattutto ha servito i presenti personalmente, in perfetto stile marocchino. Sottolineo anche la partecipazione  di Fatima Edouhabi, presidente dell’associazione  Sopra i Ponti, che nel suo intervento, ha rimarcato quanto i giovani possano essere gli artefici di piccole grandi opere, e come siano importanti le loro testimonianze così da far capire quanto il dialogo e la conoscenza possano avvicinare i popoli.

Grazie quindi a komal Asad (Pakistan) a Ruta Mulugeta (Etiopia) ad Hanan Bokhbiza (Marocco)  e a Doroty Yufra (Perù) italiane di seconda generazione ma con nel cuore sempre le loro nazioni di origine.

 

Testo di Mariella Sanna      Foto Ingrid Negroni