Assueri: la Cavaliera della Sanità per tutt* e comunque.

il 29 giugno 2021 è stato conferita l’onoreficenza di Cavaliere del lavoro a Nadialina Assueri per l’impegno a garantire l’assistenza sanitaria all’interno del carcere Dozza durante il periodo della rivolta  marzo 2020.
Abbiamo intervistato la Dottoressa Assueri

Redazione:  La sua carriera lavorativa è lunga e particolare. Ci può illustrare alcuni dei passaggi fondamentali della sua esperienza?
Assueri:  All’inizio della mia esperienza di infermiera – siamo negli anni 80- mi sono occupata di assistenza ospedaliera alle malattie infettive; era il periodo dell’AIDS, con moltissimi giovani morti, poi nel 1995 dell’assistenza domiciliare per i malati di AIDS.
Non se ne sapeva ancora molto, le diagnosi avvenivano ad AIDS conclamato e non c’erano le attuali risorse terapeutiche. Rivedere questo rione, questi edifici (il virgolone ndr) risveglia in me ricordi molto vividi di tante persone affette di AIDS che ho seguito per anni.
La Barca, Borgo Panigale ed il Pilastro erano zone in cui seguivamo molti pazienti. La diagnosi precoce dell’ Aids e la cura delle persone sieropositive ha continuato ad essere uno dei miei impegni professionali ed attualmente coordino C.A.S.A (Centro attività servizi AIDS) c/o Poliambulatorio Saragozza.
Nel frattempo facevo anche volontariato in strutture per tossicodipendenti.
Ho conseguito la Laurea in Psicologia ed la cooperativa “La Rupe” mi ha affidato il coordinamento di alcuni progetti a bassa soglia del Comune di Bologna.
Certe fasce giovanili, alcuni punkabestia avevano comportamenti “disturbanti” e questi progetti servivano a contenerli e spostarli dal Centro di Bologna.
Si chiamava l’Isola.
Poi nel 2005 il rientro in AUSL presso il Centro CASA e nel 2009 l’ Ausl di Bologna mi propose il coordinamento dell’attività sanitaria alla Dozza. Avevo conseguito il Master in Coordinamento infermieristico ma soprattutto le mie esperienze precedenti hanno fatto sì che proponessero a me questo ruolo. Infatti una parte notevole dei detenuti sono in carcere per “reati minori”: spaccio, microcriminalità, piccoli furti, abuso di sostanze.
Col cambio epocale di legislazione il Servizio Sanitario Nazionale l’AUSL coi suoi dipendenti entrava per la prima volta in carcere. Era un capitolo della assistenza particolare e tutto da organizzare.

Redazione: Rispetto ai detenuti per “reati minori”, la realtà del carcere è efficace, risolutiva? Spesso alcune persone pensano che il problema degli spacciatori sul territorio sia risolvibile con allungamenti di pena…
Assueri
Purtroppo no, la realtà carceraria italiana non è efficace. Le recidive, anche tra i giovanissimi, sono all’ordine del giorno.
Sarebbe importante, indispensabile, avere più strumenti in carcere, poter far lavorare i detenuti anziché tenerli inattivi. Soprattutto bisognerebbe far intravvedere loro altre possibilità di vita oltre alla delinquenza, che spesso conoscono come unica forma di sopravvivenza.
Sul territorio ci vorrebbero poi servizi assidui ed intensi per la prevenzione di questi fenomeni o per indirizzare e riassorbire le persone dopo la loro scarcerazione. Questo nell’interesse delle singole persone ma anche e soprattutto della società in generale.

Redazione: Lei ha ricevuto l’onoreficenza di Cavaliere della Repubblica per il suo ruolo svolto in carcere durante la rivolta dei detenuti del marzo 2020, nel corso del primo lockdown. Si aspettava un riscontro simile? ha cambiato qualcosa per lei?
Assueri: No, non me l’aspettavo. Io sono la classica operatrice che lavora, lavora tanto ed è al di fuori da queste cose.
Innanzittutto ci tengo a sottolineare questa gestione positiva (relativamente a un momento così emergenziale e traumatico) è stata possibile grazie alla collaborazione ed all’opera di tanti operatori sanitari, per cui questa onorificenza non è mia ma di tutti gli operatori del carcere.
L’altra cosa che mi preme sottolineare è stato il clima di grande collaborazione che si è creato tra coloro che hanno coordinato le cose, ed eravamo tutte donne: la Direttice del Carcere, la Responsabile della Polizia Penitenziaria, la Direttrice Sanitaria ed io. Questo ha reso possibile una gestione equa, in cui la popolazione carceraria è stata tutelata.
Dopo i momenti più critici, quelli della rivolta, della distruzione, dell’emergenza assoluta la maggior parte della popolazione carceraria si è dimostrata, anche inaspettatamente, collaborante. Si sono gestiti i tamponi e gli isolamenti ed attualmente abbiamo creato dei protocolli per situazioni come il Covid che stiamo diffondendo anche fuori da Bologna.
L’altra faccia della medaglia è che più del 50 % del personale sanitario del carcere, ed io per prima, si è ammalato di Covid.
Questo perchè eravamo in contatto con una quantità notevole di persone: forze dell’ordine, vigili del fuoco e del Covid 19 si sapeva poco. Il vaccino era ancora un ipotesi da inventare. E’ stata veramente dura!
Redazione: Cambiamo radicalmente argomento. Lei abita a Borgo Panigale con la sua famiglia ed è attiva anche sul territorio. Se le dico periferia cosa le viene in mente?
Assueri: La periferia mi fa pensare a un territorio poco considerato della città.
Impropriamente, perché le periferie sono molto ricche di diversità e diversità è scambio, è ricchezza.
In più nella periferia ci sono gli spazi verdi, che sono il vero polmone e benessere della città anche per i cittadini del centro vengono in bicicletta nei parchi della periferia. Certo ci sono aree verdi inutilizzate ed edifici dismessi di cui varie associazioni avrebbero bisogno per avere una sede.
A Borgo Panigale secondo me bisognerebbe investire sui giovani e sui loro bisogni- e parlando di giovani non intendo solo gli adolescenti ma anche le nuove famiglie, quelle coi bimbi piccoli.
Borgo Panigale è purtroppo stigmatizzato per il fenomeno della prostituzione che, essendo molto diffusa, incide sulla qualità della vita delle famiglie. Non è semplice, soprattutto coi bambini, sentirsi a proprio agio e tranquilli con un simile fenomeno diffuso. Abbiamo lavorato come cittadini per risolvere o mitigare questo problema, che però ancora attanaglia il quartiere.
Poi ci sono molte famiglie di persone immigrate, le case sono più economiche, per cui vengono abitate dalle persone meno abbienti. Ma questo contribuisce alla diversità, che è una ricchezza.
Redazione: Ci parli delle associazioni che frequenta
Assueri: C’è l’associazione Borgo Mondo è un’associazione nata per iniziative di giovani famiglie; si occupa anche di acquisti solidali.
Ha interrotto l’attività per il covid ed adesso speriamo riprenda.
Poi c’è una punta di diamante che è Arvaia, una cooperativa agricola
di cui sono socia, che ha preso in gestione dei terreni comunali incolti e prova a coltivarli.

intervista a cura di Ingrid Negroni