Per saperne di più: Scalo San Donato

 

I lavori per il nuovo scalo ferroviario di San Donato, che contribuiscono a ridefinire sul finire degli anni Trenta i nuovi confini della città, vengono ultimati nel 1942 e portano il parco ferroviario bolognese ad una dimensione pari a quella dell’intero centro storico. La nuova stazione smistamento Bologna – San Donato risponde alle esigenze connesse allo sviluppo del traffico su rotaia e alla messa in cantiere della direttissima Bologna-Firenze, che consigliano lo spostamento del traffico merci fuori dallo scalo centrale

Lo scalo si estende in direzione nord est partendo dalla tangenziale e segue per buona parte il territorio del Pilastro, costeggiando via dell’Industria e via Pioppe, giungendo fino a Castenaso. E’ uno dei più grandi d’Italia, una struttura di smistamento che riceveva e riorganizzava i treni in arrivo e in partenza. Racchiude una complessa rete di binari, vari fabbricati, strutture funzionali al lavoro che vi si svolgeva e alcune case per ferrovieri ancora visibili. All’interno sono presenti un deposito locomotive con officina, una squadra rialzo per riparazioni e revisioni periodiche dei veicoli e una platea lavaggio per la bonifica dei carri inquinati. E’ collegato con le linee ferroviarie nazionali ed internazionali.

Lo scalo ferroviario, oltre ad essere un’importante testimonianza ingegneristica della Bologna novecentesca, rimanda ad un aspetto fondamentale della vita della città e del quartiere San Donato, quella del corpo sociale che vi abita. I ferrovieri ne sono una componente importante, spesso definiti “baluardo democratico”, esempio di solidarietà e partecipazione alla vita collettiva. Rappresenta per il Pilastro non solo un pezzo del suo territorio, non solo un confine o un luogo sui cui ponti, da bambini si andava a giocare e ad osservare questa grande città nella città, in movimento giorno e notte, ma anche un luogo di lavoro, che ha accolto tante persone, migliaia. L’amore che ha animato chi vi ha lavorato emerge da questo brano di intervista ad un ferroviere, lì impiegato dal 1969:

C’erano le varie branche, c’era il movimento, quello che era addetto alla circolazione treni, c’era il comparto della trazione che c’erano i locomotori, tutta la parte motoria, macchinisti, poi c’era il personale viaggiante e quelli che tengono dietro ai fili elettrici. Insomma eravamo circa 1000, 1200 persone! Laggiù adesso non c’è più niente, adesso è una cosa malinconica, io tante volte vado a fare un giro in bicicletta. C’erano le mense, un via vai di gente perché arrivavano i materiali, i macchinisti da fuori, i dormitori, era servito su tutto! Io andavo a lavorare in bicicletta ma lo scalo era servito da una “corsetta” che passava a tutti gli orari e veniva da Bologna centrale. Era un’automotrice, faceva tutto il giro di S.Donato, prendeva il personale all’orario del cambio”.

Oggi lo scalo è in attività fortemente ridotta e in attesa di destinazione d’uso. Nel 2009 una delle attrezzature collettive, l’ex Mensa/Dormitorio dei Ferrovieri, in via Larga 49, è stata tappa del progetto Cantiere Culturale Bolognese dell’associazione Planimetrie Culturali che ha ottenuto, in comodato d’uso gratuito temporaneo, con l’intermediazione del quartiere San Donato, questi 900 mq per attività socio/culturali rivitalizzando questo spazio abbandonato come contenitore per laboratori, ospitalità/incontri ed eventi di autofinanziamento a disposizione delle associazioni attive del territorio. Questa esperienza termina dopo tre anni di attività a causa dei seri danni all’immobile provocati dalle scosse di terremoto del maggio 2012.

Lo scalo San Donato è un elemento di forte identità del quartiere, confine geografico ed inevitabile elemento di cesura, ma anche luogo di affezione e di riferimento di vita di molti residenti. La vista dal ponte di via dello Smistamento ci rimanda tutto questo. 

 

Testo a cura di Alessia Scenna.
Foto di Lino Bertone

Si ringraziano Oscar De Pauli e Luciano, il ferroviere di Via della Campagna, per le testimonianze.