Per saperne di più: via del Pilastro e il Pilastrino

Via del Pilastro, sottile e dal corso sinuoso, dá il nome al rione e vi si inoltra per condurci verso il suo centro. Nel percorrerla proponiamo di tenere a mente due binomi: persistenze e mutamenti nella crescita della città e spostamento dei confini città campagna. Entrambi questi binomi, compenetrandosi, ci possono guidare nell’osservare ed assaporare il territorio del nostro rione e la strada che ad esso dà il nome.

Dobbiamo immaginare questa zona, priva delle infrastrutture odierne (tangenziale – 1967 e scalo – v.scheda) , come un territorio che ha continuità con quelli limitrofi, ad esempio con San Donnino.

Le scritture ottocentesche ci conquistano descrivendo produzioni di “grano e moltissima e buona canapa, le quali sono le derrate più profittevoli della Provincia tutta bolognese. Vi si coltivano pur anche i bachi da seta e vi si alleva bestiame nei pingui ed uniformi suoi pascoli. Solo di ghiande non è dovizia, perché la quercia è albero più montano che di pianura. In uva è ricca a sufficienza, e se non è della migliore che produca il bolognese, non è nemmeno della peggiore”.

Con l’aspetto di una antica strada di campagna, evocato dalla sua forma, da siepi, biancospino, aceri campestri e olmi che la costeggiano, via del Pilastro ci rimanda alle rappresentazioni della cartografia storica per questa zona, composte da poderi e campi coltivati, di cui anche l’arboreto, che si sviluppa sul lato destro della via è, in parte, una persistenza. Passeggiamo dunque sullo spostamento, in alcuni casi, la compenetrazione, dei confini città campagna, di cui il quartiere San Donato e il nostro rione sono stati protagonisti nel corso del 900, immaginando il contesto agricolo che caratterizzava quest’area al momento della costruzione dei complessi abitativi di edilizia pubblica.

Via del Pilastro assume questo nome l’8 gennaio del 1934, quando il Podestà delibera di “cambiare il nome di “via Primodí” nella frazione Sant’Egidio, per non confonderla con l’altra omonima in città, col nome di “via del Pilastro”, esistendo all’inizio di essa una edicola in muratura portante un’immagine di Madonna, unica caratteristica della agreste località”. Dunque si sostituisce la vecchia denominazione di via Primodí, probabilmente derivata dal cognome di una famiglia proprietaria del luogo, con via del Pilastro, ricavandola dall’esistenza di un pilastrino in muratura con una immagine sacra.

Già nella Carta austriaca del 1850 è presente villa Primodí, indicata poi come palazzo Primodí nel Catasto Pontificio, dove è definita casa di villeggiatura, circondata da prati. Detto casino padronale appartiene a Eustachio Primodì, che ebbe come discendente Clemente, dal cui lascito testamentario venne fondato il Pio privato asilo Primodì per orfanelli adulti.

E questo non è l’unico collegamento con le istituzioni educative di beneficenza ottocentesche con sede in città: da una delibera del Consiglio comunale del 25 maggio 1877, da una mappa del 1887 e dal Catasto pontificio apprendiamo che nel primo ampio tratto di via Primodí, da entrambi i lati, sono presenti poderi del marchese Davia frutto dell’eredità Bargellini, anch’essi arativi, vitati, destinati a canapa e con case da massaro. Alcuni passeranno poi per lascito a don Camillo Breventani. Don Camillo Breventani è fondatore nel 1840 dell’Istituto “Ritiro e Scuola di San Pellegrino”, riconosciuto Opera Pia nel 1890. La cartografia ottocentesca ci presenta dunque nomi di poderi e località: luogo Manfredini, Santa Margherita, Casa Davia, San Paolo (v.Arboreto), Primodí, Pescheria.

Ritroviamo alcune di queste anche nel Catasto Urbanistico del 1949. Esso indica nel primo tratto della via case coloniche con rimesse, stalla e fienile, di qualità economica o media (scala: misera-economica-media-lusso) e inoltrandosi edifici distrutti e case coloniche, la maggior parte di condizione edilizia misera. Alcune località, come Pescheria, sono coperte dal nuovo scalo ferroviario.

Il primo podere che cattura la nostra attenzione sulla cartografia storica, all’angolo tra via del Pilastro e via San Donato, è denominato podere Madonnina, in luogo di quel pilastrino con cui abbiamo iniziato il nostro racconto, che ci ricorda sommessamente ancor oggi, sebbene non più originale, non solo l’importanza di questo incrocio tra l’antica “strata sancti donati” e via Primodí ora del Pilastro, ma anche che questo rione e la campagna che lo circonda sono molto ricchi di rimandi storici, dalla centuriazione romana alla viabilità sei settecentesca, dalle antiche colture alla storia della città e delle sue istituzioni. In questa sede il nostro intento è stato fornire alcuni spunti per una passeggiata fortemente evocativa di queste stratificazioni.

Testo e ricerca a cura di Alessia Scenna