Il vicino del condominio accanto

Siamo in casa di Ele e Mariella, in Via Casini.
Sono quasi le 8 di sera, la tavola è già pronta per la cena. Stasera, oltre alla sottoscritta, a cena c’è un ospite, Tangara Youlsa, che ha gentilmente accettato di farsi intervistare per il blog Pilastro.

Autopresentazione.
Prima di presentarsi, Youlsa ci ringrazia dell’intervista che gli facciamo. Forse sarà un particolare per alcuni di poco conto, ma se ci si sofferma un attimo non è così…
“Mi chiamo Youlsa. Vengo dal Mali. Ho 29 anni e sono in Italia da 3 anni e tre mesi…..sono arrivato con i barconi, dalla Libia alla Sicilia. Una volta arrivato in Italia, dopo 11 giorni, mi hanno trasferito a Bologna. Non sono stato io a scegliere:  ha deciso il governo”
Youlsa fa una pausa, breve ma significativa:

“Sono passato da vari centri di accoglienza: l’HUB di Via Mattei, al Cas, Albergo Pallone, 1 mese, poi la Pallavicini, per 1 anno e sei mesi, poi Laba, 15 giorni. Poi la Caritas col progetto “Casa mia” per nove mesi.
Lavoravo a Crevalcore, con una cooperativa; una raccolta porta a porta.  Ora ho un impiego nella cooperativa Camelot, anzi 2: di giorno coordino un gruppo di persone che lavorano in un magazzino; sono tutti italiani con dei problemi, persone con difficoltà o precedenti esperienze difficili; la mia funzione in questo gruppo  è quella di responsabilizzarli, di aiutarli a svolgere al meglio il loro lavoro.
Sono il secondo responsabile, lì.
Di notte, sempre per Camelot, sono in una casa di accoglienza per minori non accompagnati qui al Pilastro. Ci sono 6 ragazzi, 4 del Gambia e 1 dell’Albania. Io dormo lì e verifico che sia tutto a posto. Mi trovo bene in questi lavori.

L’ associazione del Mali
Redazione:
Ci siamo anche visti in Piazza dei colori, alla festa multietnica….. cosa facevi lì?
Youlsa Tangara: Ero con l’Associazione della comunità del Mali. Vendevamo prodotti artigianali tipici del Mali – calzature completamente in cuoio – ed anche cibo tradizionale maliano.
Chi vive qua deve cercare di integrarsi-e per integrarsi devi spiegare anche chi sei, qual è la tua cultura….. Il 24 di maggio ci sarà una conferenza sul Mali, per spiegare alla popolazione di Bologna cos’è il Mali.
Redazione: Quanti siete qui a Bologna del Mali?
Youlsa Tangara: Sinceramente non lo so. Comunque siamo in tanti….soprattutto uomini. Le donne ci sono, anche se sono meno. Ma sono in comunità a parte, in provincia…  fuori città.
Queste sono le scelte di chi gestisce i migranti.Ci sono anche donne grandi, alcune coi loro bimbi piccoli.

Redazione: Ci sono anche minori non accompagnati?
Youlsa Tangara: Sì, certamente. Ma i minori non accompagnati provengono da tutti i paesi.

Il tono di Youlsa, nel fare questa puntualizzazione, è di orgoglio ferito.

Gli studi
In Mali ho fatto una scuola superiore simile a ragioneria (questo è ciò che capisco io!!)
Poi ho sempre letto molto, anche dopo che sono arrivato in Italia.

Noto che l’italiano che parla è molto fluente e con una ricchezza lessicale da fare invidia a molti italiani
Redazione: Come è stato l’apprendimento dell’italiano?
Youlsa Tangara:Sono molto portato per le lingue straniere, quindi non è stato difficile per me imparare. Parlo inglese, francese e italiano e proprio in questi giorni ho iniziato il corso di spagnolo e tedesco che si tiene al CDH per iniziativa dell’Associazione Universo.

Il territorio: il Pilastro
Redazione:
Come ti trovi qua al Pilastro?
Youlsa Tangara: Sono cresciuto in un paese piccolo e tranquillo, in una famiglia di agricoltori. Qui c’è una situazione simile, tranquilla… sembra un paese… la gente ti saluta in strada, ti aspetta e ti tiene aperta la porta quando ti vede arrivare. In centro no, non è così; è come a Milano:  la gente fa finta di non vedersi, di non incontrarsi.
Qua ci sono tante comunità… Magrebini, Marocchini e i ragazzi giocano insieme nel campo di calcio di fronte alla chiesa. Questo è bello. Abbiamo tutto: c’è il Decathlon, la Coop e la Conad vicine, c’è il campo per giocare a pallone, c’è l’autobus che ti porta in centro e si trova subito. E poi il centro non è lontano: ci si va anche a piedi…. C’è un centro sociale dove vado spesso, io e anche gli altri giovani come me.

Poligamia
Redazione: In Mali in genere si fanno molti figli, vero?
Youlsa Tangara: Sì, certamente. Io ho 14 fratelli da 2 mamme. La mia mamma ha fatto 5 figli e l’altra moglie gli altri.
Redazione: Che effetto ti fa, abitando in Italia, la questione della poligamia?
Youlsa Tangara: Dipende da come vedi le cose. Per la generazione dei miei genitori era diverso: loro lo facevano per un problema oggettivo, perché erano contadini e bisognava avere molti figli.
Noi che oggi viviamo nelle grandi città, che conosciamo come vanno le cose qui… be, è molto difficile farlo. Bisogna mantenere le mogli e i figli. Noi oggi, anche se ci piacesse, non possiamo proprio farlo.
C’è un caso a parte, in cui sposarsi con una seconda donna è quasi una regola: quando la prima moglie è sterile. In quel caso è la moglie stessa che incita il marito a prendere una seconda moglie. Restare senza figli è inconcepibile nella nostra cultura. Se tu lavori, e da noi si lavora molto, per una vita e non hai una discendenza, che senso ha? Ma non sarebbe corretto neanche lasciare la prima moglie perché non può avere figli. Dopo, quando arrivano, i figli vengono allevati da entrambe le mogli.
C’è la religione e c’è la tradizione. La religione dice che se sposi più donne devi poterle mantenere, loro e i figli; e dare una casa ad ognuna. Questo prescrive. Poi ci sono anche gli scriteriati che improvvisano e non ci pensano troppo.
Qua in Italia ci sono tante ragazze che dicono di non volere figli. Però vogliono stare con te. A questo punto ci sono solo 2 opzioni: o lasci la ragazza, o subisci e diventi schiavo della sua mentalità sui figli. Se a te non va di fare figli e a me va, o ci separiamo o io mi sposo anche con un’altra. Io non consiglio a nessuno di sposarsi con 2 donne, perché la donna è una persona come te.
Quale uomo accetterebbe che sua moglie avesse due mariti? Nessun uomo !

Mariella: Sei un caso particolare con la tua visione tra i tuoi connazionali o altri la pensano come te?
Youlsa Tangara: No, non sono un caso particolare: la mia generazione sta cambiando. C’è il problema del lavoro, degli spostamenti. Quello che penso io lo pensano in molti della mia generazione, non tutti.

Progetti per il futuro:
Bella domanda!
Voglio studiare ancora; vorrei iscrivermi all’università, quando potrò, a scienze sociali, che sarebbe il mio sogno.
E poi voglio riportare ciò che apprendo nel mio paese, per dargli una mano.
Non riesco proprio ad accettare nel mio cuore che il mio paese, quello che più amo, sia così indietro a livello mondiale.

Redazione: Non ci parli di figli….
Youlsa Tangara: quello è scontato,naturale, non c’è bisogno di dirlo.

Aiutiamoli a casa loro

Ele: Cosa ne pensi di questo slogan politico così in voga attualmente?
Youlsa Tangara: Personalmente non ci credo. Con l’animo africano non ci crediamo a quello che dicono i politici europei che sono gli stessi che ci sfruttano. Come posso credere a chi mi ha sfruttato ed ora dice che mi vorrebbe aiutare? E’ da quando siamo scappati e siamo venuti in Europa che hanno proposto di aiutarci in Africa. Se avessero voluto aiutarci veramente, perché non l’hanno proclamato e fatto anche prima che arrivassimo qua?
Siccome siamo arrivati, allora siamo diventati un problema e i politici vogliono spostare questo problema. Questo è il loro obiettivo. Usano ogni mezzo per arrivare il potere e sanno bene come conquistarsi la popolarità. Giocare con la migrazione è una carta molto facile per i politici.
Come la penso io? Be, è semplice: noi siamo venuti qua in tanti, con tanti diversi motivi, ognuno il suo.
Ma una cosa ci accomuna tutti: cercavamo una vita migliore. Ora siamo qua, ma è molto probabile che torneremo. E quando torneremo riporteremo all’Africa il nostro sapere, le nostre conoscenze ed esperienze. E questa sarà una grossa risorsa per la nostra terra.
Se fossimo rimasti lì non avremmo potuto studiare e fare queste esperienze. Qua è pensabile e possibile per me pensare di iscrivermi all’università. Là non sarebbe stato così.
Queste sono le cose positive che riporteremo tra un ventennio. E anche quelli che non ritorneranno materialmente, restituiranno qualcosa indietro.
Siamo arrabbiati perché siamo così indietro e vogliamo aiutare il Mali a migliorare le cose.”

Si è fatta ora di cena e decidiamo di interrompere l’intervista, ma è solo una formalità.

Discorsi, domande, commenti si prolungano durante la cena perché c’è troppa voglia di sapere e conoscerci.

Alla prossima, Youlsa e…grazie

Intervista di Ingrid Negroni, con Mariella Sanna e Ele Diolaiti.
Foto di Ingrid Negroni

 

 

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