Eccidio dei Carabinieri: 4 gennaio 2020

“Alberto Savi, il più giovane dei tre fratelli della banda della Uno Bianca (gli altri sono Roberto e Fabio), che tra il 1987 e l’autunno del 1994 fece 24 morti e oltre 100 feriti, durante le vacanze natalizie ha usufruito di un permesso premio, potendo trascorrere qualche giorno a casa con i familiari.”
(La Repubblica)

“Le persone che hanno sofferto, che hanno passato dei Natali così difficili per questi delinquenti, non potranno mai dimenticare”, è il commento del sindaco Virginio Merola alla commemorazione. “La giustizia in Italia è dovuta al nostro sistema democratico che sicuramente i criminali della Uno Bianca hanno disprezzato, ma di cui oggi godono anche i vantaggi. Le leggi non si possono fare ad personam, ma sicuramente essere qui ogni anno, come comunità, dimostra che siamo sulla strada giusta. Questa è giustizia”.

“I contenuti della lettera, iniziativa dei soli parenti dei tre carabinieri e non dell’Associazione dei familiari delle vittime, sono stati accompagnati dal grido di dolore di Anna Maria Stefanini, madre di Otello, che nel chiedere giustizia per il figlio ha parlato dei permessi ottenuti dagli ex membri della banda, di cui l’ultimo è stato quello concesso per Natale ad Alberto Savi che gli ha permesso di trascorrere qualche giorno fuori dal carcere: «È una cosa indecente che chi ha ucciso 24 persone e ne ha ferite 103 debba uscire con i permessi. Chi sbaglia deve pagare, specie perché anche loro indossavano una divisa». «Penso che non sia giustizia questa: noi per andare a trovare i nostri familiari – ha aggiunto la presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime Rosanna Zecchi – andiamo nei cimiteri. Purtroppo questa è la verità e loro dovrebbero vergognarsi di potere usufruire di questi permessi premio e andare a trovare i loro familiari».( Leggo )”

“La nostra è una battaglia contro i mulini a vento, più diciamo che non riusciremo mai a perdonare i killer della Uno Bianca e più li fanno uscire”, commenta “amareggiata, ma non meravigliata Rosanna Zecchi, presidente dell’associazione dei famigliari delle vittime della Uno BIanca. “Sono convinta che non sono pentiti, alcuni feriti ancora mi chiamano per dirmi che hanno paura di poterli incontrare in strada. La nostra non è una battaglia personale, ma in difesa della società civile”. “Capisco che chi ha rubato un pezzo di pane possa usufruire di permessi per uscire o di altri benefici in carcere – ha aggiunto Zecchi -, ma per gli assassini non dovrebbe essere così, questo non è possibile. Già è uscito Marino Occhipinti, che è definitivamente libero, ora prima o poi lo faranno tutti. Ma la giustizia dov’è?”.„

“Sulla banda della Uno Bianca occorre “approfondire il contesto di quelle azioni criminali, che assunsero un carattere eversivo e destabilizzante della convivenza civile e della stabilita’ democratica”. A dirlo e’ il deputato Pd Andrea De Maria, che questa mattina ha partecipato a Bologna alla commemorazione dei tre Carabinieri uccisi al Pilastro il 4 gennaio 1991 dalla banda dei fratelli Savi. “Voglio confermare il mio impegno più convinto a fianco dei familiari delle vittime; il modo migliore per onorare la memoria di chi è caduto è battersi per la giustizia. Quindi prima di tutto perché vi sia certezza della pena per chi si è reso responsabile di crimini così efferati. E poi per approfondire il contesto di quelle azioni criminali, che assunsero un carattere eversivo e destabilizzante della convivenza civile e della stabilità democratica, colpendo una comunità così importante per il Paese come quella di Bologna”. (BolognaToDay)

“Circa un mese fa, invece, il magistrato di sorveglianza ha rigettato la richiesta di Fabio Savi, detenuto nel carcere milanese di Bollate, di poter lavorare all’interno dell’istituto penitenziario. “Sta già facendo dei corsi in carcere – ha spiegato l’avvocata che lo assiste, Fortunata Coppelli -, ma nonostante le relazioni sul suo conto siano positive la richiesta di lavoro è stata respinta”.
Oggi si apprende anche che Roberto Savi ha presentato istanza di grazia al presidente della Repubblica, chiedendo di commutare l’ergastolo in una pena temporanea. Secondo l’Ansa la richiesta è stata avanzata nel 2017 e verso la fine di quell’anno la Questura di Bologna ha dato parere negativo. A metà 2018 anche la Procura Generale di Bologna si è espressa nello stesso modo, in un parere all’ufficio di Sorveglianza di Milano, evidenziando l’assenza di qualsiasi elemento per concedere quanto chiesto dal detenuto. Non si sa se l’iter sia attualmente concluso e sia ancora pendente.” (La Repubblica)

“Secondo quanto riporta l’agenzia Ansa, Roberto Savi nel 2017 avrebbe presentato una seconda istanza di grazia al presidente della Repubblica, cosa che il suo legale ha però smentito. Il 3 agosto 2006 Roberto Savi fece una prima richiesta di concessione del provvedimento di grazia al tribunale di Bologna. La domanda venne però ritirata il 24 agosto dallo stesso Savi a seguito del parere sfavorevole espresso dal procuratore generale bolognese Vito Zincani.” (Il Resto del Carlino)

La lettera dei familiari dei Carabinieri uccisi

Noi famigliari siamo determinati nel ricercare la verità, anche se lontana e difficile da raggiungere ed auspichiamo una riapertura delle indagini….
Un contributo in questa direzione  potrebbe arrivare anche dalla preannunciata informatizzazione e pubblicazione degli atti processuali, così come avvenuto per altre vicende giudiziarie. Ci batteremo affinché venga fatta piena luce sulle tante ombre che aleggiano su questa vicenda e continueremo ad opporci a vergognosi sconti di pena per coloro che si sono macchiati di crimini così efferati….
Le istituzioni del nostro Paese hanno il dovere di attivarsi per fare chiarezza su questi sette anni di terrore, perché le vittime della Uno Bianca e i loro familiari hanno pagato un prezzo altissimo che merita rispetto e giustizia.