L’ addio a Nicola Rinaldi, andando oltre il giudizio.

La recente uccisione del 28enne Nicola Umberto Rinaldi, avvenuta un mese fa nel nostro territorio, ha profondamente colpito molti ragazzi che lo conoscevano personalmente e che con lui erano cresciuti in questo territorio.

L’educatore Enzo Savini, che da molti anni lavora al Pilastro  e conosce bene i ragazzi del nostro rione, gentilmente accetta di condividere alcune considerazioni su questa triste vicenda.

Riporto alcune di queste considerazioni, nella speranza che il parlare ancora di determinati fatti e il rifletterci insieme, da diversi punti di vista e senza preconcetti, possa essere utile per tutti.

Redazione:“Come hanno reagito i ragazzi a questo evento, così tangibile, concreto, vicino a loro?”

Enzo Savini: “I ragazzi che conoscevano Nicola fanno fatica ad esprimere le loro emozioni su questo omicidio. Sono sicuramente ancora troppo scioccati. Più avanti riusciranno, si spera, a esprimere quello che provano.”

Redazione: “Parliamo del funerale di Nicola; tu hai partecipato?

Enzo Savini:“Sì, ero presente. Abito in questo Quartiere e lavoro al Pilastro. Un fatto di questa portata non poteva non coinvolgermi.
Volevo  dare il mio personale saluto; era morta una persona, una persona del nostro territorio.
Umanamente mi sembrava importante esserci.

Poi sono sempre più convinto che in certi casi conti più la presenza che tante parole.
Anche solo vedere personalmente  quello che succedeva per me era importante.
Sappiamo bene tutti quanto ciò che viene scritto/raccontato non sempre sia la realtà.”

Redazione: “A che proposito dici questo parlando del funerale?”

Enzo Savini: “Dico questo perchè anche in questo caso è stato così. Ho sentito personalmente i racconti di persone  che dicevano cose palesemente false, paragonando questo funerale a qualcosa di oscurantista.
Peccato che tali persone non fossero presenti.
Ho visto dolore.

Redazione: “Come hai sentito la comunità Pilastro in questo rito?”

Enzo Savini: “Be c’erano tante altre persone del Pilastro, oltre ai ragazzi. Anche vicini di casa, o di strada che magari non conoscevano personalmente il defunto.
C’erano degli insegnanti che avevano conosciuto Nicola come alunno nel suo percorso scolastico.

Quello che notavo, insieme ad alcuni colleghi che erano presenti,  è che mancava una parte del territorio, una parte di persone che  normalmente sono  molto presenti e partecipanti.
Sia chiaro: questa non è una critica rivolta a nessuno, ci mancherebbe! Partecipare ad un funerale è un fatto personale. E’ solo una constatazione.”

Redazione: “Nicola, il suo assassinio ci portano per forza a parlare di argomenti scomodi: droga, spaccio….
Sono temi difficili, per molti disorientanti.”

Enzo Savini: “E’ vero. Su certi argomenti difficili: droga, spaccio, degrado c’è un generale atteggiamento perbenista  diffuso e molto usato anche a Bologna. Ognuno cerca di raccontare e raccontarsi il meglio ignorando la pervasività di questi argomenti. Le zone più residenziali si convincono che i problemi e il degrado siano propri delle periferie; ma anche le periferie si trovano le loro zone d’ombra. Si cerca di nascondere la polvere sotto il tappeto…finchè ci sta!

Credo che sarebbe stato utile se ne parlasse di più nel rione, anche al Tavolo di progettazione partecipata, per esempio.
Certi problemi  esistono, in centro come in periferia, e questi avvenimenti ci costringono, purtroppo, ad accorgercene “

testo di Ingrid Negroni