Convivenza di culture diverse: a che punto siamo?

Mohamed Gana è cittadino italiano ormai da tanti anni e al Pilastro è un punto di riferimento per tanti migranti e attivisti impegnati nel sociale.
La sua Associazione Al Ghofrane ( Il Perdono ) rappresenta centinaia di uomini e donne ed è molto impegnata per la formazione e il benessere dei giovani e l‘inclusione sociale.

Da molti mesi non riusciamo ad incontrarci date le limitazioni della pandemia, ma ci dobbiamo scambiare informazioni e notizie e decidiamo di incontrarci, ben mascherati e rispettando le distanze di sicurezza, perchè le chiacchierate tra amici riescono meglio in presenza.
Redazione: Da alcuni mesi avete vinto il bando per l’assegnazione dei locali per il Centro Interculturale. Come sta andando, riuscite ad utilizzarlo sia pur con i vincoli della zona arancione?

Mohammed Gana: Come sai, già da molti anni per le attività culturali, per i corsi di arabo ed anche per il calcetto dei bambini avevamo la disponibilità delle Scuole Romagnoli. Volevamo però un vero Centro interculturale. Avevamo presentato una richiesta ad ACER già nel 2007, unica proprietaria di spazi adeguati in quella parte del Pilastro, ma per anni non siamo stati accettati perchè erano destinati in esclusiva per attività commerciali o professionale. Abbiamo anche cercato da proprietari privati ma senza risultato, finchè il Comune ha preso in mano le cose, ha la disponibilità dei locali e li ha messi a bando. Abbiamo vinto il bando, con l’aiuto di tutte le Associazioni del Pilastro che ci hanno sostenuto e dato appoggio, e da molti mesi siamo in attività, ma poi son venute le chiusure.

Redazione: Sono locali che erano inutilizzati da molti anni, avete dovuto fare dei lavori di ristrutturazione e messa a norma?

Mohammed Gana: Sì abbiamo fatto dei lavori a nostro carico perché ACER ci aveva dato un preventivo che non dovevamo superare, ma i lavori erano necessari e li abbiamo fatti a spese nostre. Non ha iniziato a scalarlo dall’affitto, ma abbiamo anche un altro problema perchè da mesi ACER non manda le fatture. Comunque noi li accantoniamo in banca e appena ce lo permetteranno pagheremo, non vogliamo avere conflitti inutili.

Redazione: Recentemente insieme alle Associazioni del Pilastro, Al Ghofrane ha collaborato a Carrello Sospeso. Tu personalmente hai preso contatto con alcune famiglie, perché il rapporto è più fluido se tenuto da persona che sentano più vicina. La vostra comunità ha sentito molto questa crisi?

Mohammed Gana: Alcune famiglie sicuramente sì; altre no e, al contrario, stanno aiutando gli altri. Sì, insieme a Susi e ad Anna ho dato una mano; abbiamo distribuito la spesa a famiglie segnalate dai servizi sociali. In particolare una famiglia in isolamento, abbiamo consegnato il necessario e siamo rimasti in contatto. Mi ha colpito però una cosa: ho visto persone che hanno comprato un appartamento e ovviamente ho fatto la segnalazione. Quella spesa va lasciata a chi ne ha davvero bisogno.

Redazione: Un anno fa, venne un ex ministro; avemmo paura che questo alimentasse atti di razzismo verso i nuovi italiani e i migranti. A me non risultano episodi di odio di vicinato, anzi quando ci conosciamo ci vogliamo bene. Qui al Pilastro come siamo messi con la cultura razzista?

Mohammed Gana: Noi non sentiamo cultura razzista. Quando venne quell’ex ministro e fece quell’atto irresponsabile di andare a suonare da una famiglia, spacciatori o ex spacciatori o altro non sappiamo, ci siamo rimasti male. Ci siamo rimasti male perché non è venuto quando era ministro a pulire il Pilastro, anzi non solo non è venuto, ma ha bloccato il finanziamento per la Caserma dei Carabinieri, senza pensare alla nostra sicurezza.

Redazione: Sportello per il lavoro dei giovani ha l’obiettivo di dare un’opportunità ai giovani del Quartiere. Ne sapevi qualcosa?

Mohammed Gana: No, veramente l’ho imparato oggi. Noi possiamo collaborare perchè al Centro Interculturale vengono molte famiglie e noi possiamo segnalare soprattutto chi cerca lavoro. Nei prossimi giorni andrò allo Sportello a incontrarli e vedremo di cosa hanno bisogno. Mi piacerebbe che questo sportello tenesse conto che quando i genitori hanno un buon lavoro, è una situazione, il figlio può aspettare, ma la priorità dovrebbe essere per quei giovani i cui i genitori non hanno il lavoro.

Per concludere voglio raccontarti un episodio: quest’estate abbiamo organizzato nel Parco Pasolini la Festa AID: era una festa per tutte e tutti in regola con la normativa anticovid. E’ stata una bella festa. Passavano degli italiani e vedevano tanti stranieri; io li ho invitati a partecipare e loro stupiti mi hanno chiesto se davvero potevano: “Anche noi?”. ” Sì certo è una festa per tutti”. Sono venuti, hanno partecipato, sono stati molto molto contenti e hanno detto: “Noi vogliamo vedere degli stranieri così”.
Allora abbiamo deciso che tutti gli anni faremo la festa nel Parco Pasolini insieme alle Associazioni che già quest’anno ci hanno sostenuto. Quest’anno erano dodici e vogliamo continuare perché così si lavora insieme e ci si conosce meglio, che è indispensabile per vivere insieme.

Grazie mille Gana, alla prossima

Testo di Claudia Boattini
Foto di Lino Bertone AID agosto 2020 Parco Pasolini